giovannicecchinato.it logo
search
pages

La serena inquietudine del territorio - numero zero

LSIDT_copertina_1.jpg

Le ragioni ed i propositi del progetto de
“La serena inquietudine del territorio”



Paesaggio
Porzione di territorio considerata
dal punto di vista prospettico o descrittivo,
per lo più con un senso affettivo cui può
più o meno associarsi anche un’esigenza
di ordine artistico ed estetico(1)



Era il 2008 quando, riflettendo sulla trasformazione della mia città e della mia regione, mi venne in mente questo ossimoro, quello relativo ad una ‘serena inquietudine’. Una sorta di maschera, che pervade il luogo che abito. Che si vorrebbe essere fatto a misura d’uomo, abitabile, ergonomico, studiato a priori. Che invece risulta essere costruito per strati, a posteriori, con vari impedimenti e poco razionale. Ma si vive, per forza, facendo ‘buon viso a cattivo gioco’. Così, a quel tempo, pensai di avviare un progetto di indagine fotografica sul territorio veneziano che tentasse di restituire quella sensazione.
Questa idea si arrestò poco dopo, per via della sua trasformazione in quello che sarebbe diventato poi “Evolutio Visio - Mestre 2015” un progetto specifico sulla città di Mestre che andava a confrontarsi con il lavoro di Gabriele Basilico, da lui effettuato 15 anni prima sul territorio mestrino. Lavoro esposto in più occasioni ed in più parti d’Italia, che aveva come fulcro una visione della città di Mestre che si poteva considerare come ‘città media’ e, di conseguenza, archetipo di molte altre realtà urbane. Città che si era evoluta, città che si era cristallizzata.
Ripresi quell’ossimoro e divenne una realtà quando, nel 2016, decisi di creare una pagina sul social Facebook con quel titolo, che mi auguravo riunisse autori che, sposando questa visione, sviluppassero nuove indagini, allargandone il campo a tutto il Veneto. Non avrei mai sperato in tanta partecipazione e interesse, avvenuti con il totale entusiasmo da parte di tutti i partecipanti a questo progetto.
Vista poi la quantità di materiale prodotto dai singoli autori, in quest’anno di reclusioni casalinghe dovute alla pandemia ho pensato che ci si potesse avvicinare al concetto di “patronato ideologico”(2) mirando a uno sviluppo tangibile del materiale migliore postato sulla pagina e, vista la mancanza di due dei tre soggetti principali necessari ad indagini similari, cioè una committenza pubblica ed il soggetto mediatore, mi sembrava fosse una buona idea quella di sviluppare con tutte queste fotografie una rivista cartacea, non più indagine personale ma di ricerca di gruppo, autoprodotta ed autogestita.
Oggi qui, tutti assieme, prendiamo in mano il risultato finale di quell’idea iniziale, cercando di abbozzare quella “iconografia dell’incerto”(3) che nella sua multiforme estensione ed eterogeneità assume una rilevanza rispetto alla visione di ogni singolo autore. Una mappatura di ‘luoghi minori e non’, di una parte delle province venete (purtroppo non tutte) che in questa fase ‘pilota’ tenta di indagare non solo la poetica ma anche la malasorte degli spazi urbani e rurali, dove la destinazione ad una ‘lettura’ a posteriori potrebbe diventare utile per chi effettivamente può (e dovrebbe) darne una soluzione.
Mi auguro che possa esserci in futuro l’opportunità di continuare ad indagare e riflettere sulla nostra regione (definita così solo in termini ‘di territorio’ e di progetto, e senza nessuna visione campanilistica). Regione che, come molte altre, ‘inquietamente’ continua a sopravvivere sotto una sorta di ‘serena’ superficiale normalità.
E alla fine di tutto questo progetto (lo spero vivamente) potrebbe accadere che “saremo riusciti a capire quello che stavamo cercando solo dopo averlo trovato”.(4)
In conclusione, e osservando il risultato finale di questo numero “0” (per cui, ripeto, assolutamente ‘pilota’), mi rendo conto che un impianto fotografico cosi eterogeneo e diverso, per stili ed espressione, non debba assolutamente intendersi come definitivo o esaustivo, ma mi auguro sia prodromico a pubblicazioni successive con obiettivi specifici, e che diventi uno strumento utile a interpretare i luoghi che in questo piccolo spazio temporale ci sono stati dati (‘concessi’) da vivere, ricordando il pensiero che Luigi Ghirri fece a riguardo dell’ambiente, che già negli anni ’70/’80 mutava, ed era già “un disastro visivo colossale”, quindi, oggi, con il nostro esame fotografico, proveremo ad apportare a tutto ciò una ‘critica’ in maniera dialettica e non come facendone un ‘assunto’.(5)



Il magazine è acquistabile qui sulla piattaforma di Blurb


Note
(1) Dionisio Gavagnin, Fini & Confini - Dal Paesaggio al Territorio, dal catalogo dell’omonima mostra al MuPa;
(2) William Guerrieri, La fotografia come pratica culturale, p. 209, da PhotoPaysage, ed. Quodlibet;
(3) Malvina Borgherini, Sul mostrare, p. 57, da PhotoPaysage, ed. Quodlibet;
(4) Jo Nesbø, L’uomo di neve, cit. da Stefano Munarin in Territorio, urbanistica, fotografia: una piccola storia tra autobiografia e vicende collettive, da PhotoPaysage, ed. Quodlibet;
(5) Luigi Ghirri, Lezioni di fotografia, p. 54, ed. Quodlibet.

Henri Cartier Bresson a Palazzo Grassi Venezia

Henri Cartier Bresson - Le Grand Jeu
Palazzo Grassi Venezia
Dal 11.07.20 al 20.03.21




Iniziata a luglio ed in programmazione fino a marzo, la mostra di Henri Cartier-Bresson rappresenta un vero tuffo nella storia della fotografia ed espone moltissime opere di questo caposcuola francese nato a Chanteloup-en-Brie (F) il 22 agosto del 1908.

La mostra installata a Palazzo Grassi a Venezia, rappresenta in maniera originale la famosa “Master Collection” del celebre fotografo. Cioè la sua personale selezione, fatta nel 1973, estrapolata dal lavoro di una vita e che vede esposte 385 stampe da lui definite la summa del suo lavoro. La stessa selezione è stata richiesta anche a cinque esperti famosi, creando così una diversa interpretazione del lavoro di questo grande fotografo. Quindi all’interno del percorso espositivo troveremo le sequenze prescelte, organizzate in editing differenti, da Francois Pinault, Annie Leibovitz, Javier Cercas, Wim Wenders, Sylvie Aubenas.

Henri Carier-Bresson, per chi non lo conoscesse, è uno dei fotografi più famosi al mondo e teorico di quello che viene definito “l’istante decisivo”. Negli anni ’30 girando il mondo, affina il suo sguardo che migra “tra stile, purezza geometrica e folgorazione surrealista”. Citando Platone diceva “Non entri nessuno che non conosca la geometria”. Infatti è uno dei primi fotografi a ricercare proporzioni e composizioni perfette ispirandosi ad Euclide ed ai principi delle proporzioni auree, che si compongono intuitivamente, senza sforzo, nel suo occhio.
Durante la guerra verrà catturato dai nazisti e rinchiuso a Ludwigsburg e solo al suo terzo tentativo di fuga riuscirà a ritornare in Francia. Nel 1947 in occasione di una sua retrospettiva al MoMA si creeranno le condizioni per fondare insieme a Robert Capa, George Rodger, David Seymour, e William Vandivert la famosa Agenzia Fotografica Magnum. Inizierà innumerevoli viaggi in cui farà molteplici reportage che gli daranno fama mondiale. Le sue foto saranno sulle copertine di innumerevoli magazine.
Life, Der Stern, sono solo alcuni dei periodici di quel periodo che pubblicano i sui lavori, che indagano i movimenti socio-geopolitici nel mondo di quegli anni.
Dagli anni ’50 in poi, esprimerà la sua concezione della fotografia in quella frase che molti usano ripetere ancora oggi (come una definizione propria, ma che non lo è) che si riassume in :” Fotografare è mettere sulla stessa linea di mira testa, occhio e cuore”.
Questo pensiero non assume, però, un significato di “unicità dello scatto”, anzi, quello di una ricerca continua che porta Henri Cartier-Bresson ad usare interi rullini per arrivare alla scelta di una sola foto che poi diventerà la sua prediletta.
Nella sua visione sarà imprescindibile usare una macchina fotografica Leica, prediligendo il bianco e nero, ma non disdegnando il colore.
Dagli anni 70 in poi, quando sarà acclamato a livello mondiale, il suo nome diventerà quasi un marchio di qualità, riassumendo le tre iniziali e diventando così HCB. Successivamente entrerà molto in disaccordo con “la fotografia” di quegli anni e lascerà l’Agenzia Magnum definendola una “ditta commerciale, con pretese estetiche”, creando contemporaneamente una sua Fondazione e morirà nella sua casa di Provenza nel 2004 a Cereste (F) all’età di 95 anni.

Tutti i riferimenti e le citazioni provengono da: “Henri Cartier-Bresson, lo sguardo del secolo” di Clément Chéroux.

Concomitantemente alla mostra di Henri Cartier-Bresson, segnalo l'interessante esposizione del fotografo egiziano Youssef Nabil, “Once Upon a Dream” che mette in risalto l'abilità dell’autore di ritrarre, di autoritrasi in maniera plastica e pittorica e di raccontare la società egiziana ed il mondo del cinema mediorientale.

Tutti i testi e le foto sono protette da copyright.
E' vietato ogni utilizzo o riproduzione anche parziale non espressamente autorizzato dall’autore.
Giovanni Cecchinato - All rights reserved - © 2020

_DSF1404.jpg_DSF1410.jpg_DSF1407.jpg_DSF1412.jpg_DSF1420.jpg

Pubblicazione su LOTUS International



E'stata una strana sensazione ricevere a casa per posta l'ultimo numero di LOTUS International.
Strana perché all'interno, tra foto di J. Meyerowitz e R. Misrach ho trovato delle foto di G. Cecchinato.
😏
Non che non lo sapessi, intendiamo, le foto mi erano state ordinate tempo addietro.
Ma ugualmente, alla vista, di una parte del mio lavoro "Liquido Confine" , su di una rivista tanto prestigiosa, mi ha dato una sorta di forte soddisfazione.
Svanita subito dopo, vissuta in un breve momento.

Che dire, ho fatto un post, perché in questo diario ci stava.
Giusto per ricordare quella fugace emozione.






search
pages
Link
https://www.giovannicecchinato.it/diary-d

Share link on
CLOSE
loading