Giovanni Cecchinato
Fotografo - Mestre - Venezia

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Progetto "Ipogei di Ventotene" Aprile 2018

Al venerdì prendiamo la strada di Formia, insieme a Steve ed a Maurizio, il nostro riferimento speleologico. Maurizio è colui che ha scoperto le cavità che andremo a documentare. Grazie all’unione delle idee e delle conoscenze tra Maurizio e Steve nasce questo progetto che l’Amministrazione dell’isola di Ventotene ha preso in considerazione. La macchina corre verso sud, ma la musica di Steve si lancia più a sud-est.
L’aliscafo alle 3 del pomeriggio ci porta velocemente verso Ventotene, ormeggiamo dopo circa un ora e subito dopo cominciamo a smistarci nei rispettivi alloggi. Verso le 5 andiamo a piedi verso il sito ad effettuare una perlustrazione. La situazione non è pericolosa ma neanche tanto sicura, non è semplice e non è veloce.
Sopra ai due ipogei è stata costruita una casa, le cui sporgenze sono precarie.





L’enorme buco antistante all'abitazione permette di individuare tre aperture; la centrale, quella più grande, è di sicuro il condotto di aerazione, la più piccola quello che resta del punto di accesso.
Passiamo parte del tempo a cercare di capire come organizzarci tra i due gruppi di lavoro; io e Steve cercheremo di fotografare (nel buio) ; Marco, Ilaria e Anna tenteranno di portare giù un laser-scan e creeranno, tramite dei target di riferimento, una visione matematica delle due cavità.
Il giorno dopo ci si alza presto e alle 8 si è già operativi e pronti ad andare nel luogo definito. Maurizio prepara gli imbraghi e non senza qualche difficoltà ci caliamo fino al livello base di entrata dove poi verranno calate anche tutte le attrezzature.



I ragazzi del rilevamento laser però arrivano in ritardo, provati da una nottata passata a cacciare insetti dalla stanza e dai letti. Comunque la gioventù li aiuta, l’adrenalina sale e fa dimenticare ogni problema e, decisi, ci apprestiamo a scendere.
Vado avanti io, in avanscoperta e mi calo per primo nel pertugio di entrata. E’ ostruito da una piccola frana, il che mi lascia scendere solo con difficoltà.




Comunque scendo, sia mai. Arrivo fino al confluire delle due cavità e lo spettacolo che mi trovo davanti non è dei più edificanti. Data l’altezza delle due cavità di circa 5/6 mt, che si dipartono dall’ingresso come in una “L”, una montagna di rifiuti arriva quasi fino al soffitto e scende in forma conica verso i pavimenti, per forse 10 mt. Ora ... non mi appresto minimamente ad azzardare discorsi etici, ma probabilmente per un periodo, non proprio corto, di anni, si è gettato a dismisura in quel buco di tutto. Nessuno ha mai detto nulla. Adesso noi dobbiamo andarci sopra e starci tutto il giorno. (sic!)





Il mio problema fotografico sarà quello di isolare quello che rimane libero dai rifiuti e dovrà permettere una identificazione del luogo. Dovrò cercare di produrre una buona immagine, aiutato dalla luce di un faretto da 1000w, assoggettato però alla mancanza di corrente, che va’ e viene. Ma se la fotografia è l’arte del risolvere, in questo frangente se ne avrà la più palese dimostrazione.
Mi sono velocemente accorto che tutta la ricerca iconografica fatta in queste ultime settimane, se ne potrà andare velocemente a quel paese; dunque, forte concentrazione sul come potevo portare a casa il minimo indispensabile.
Definiti i punti di interesse ci siamo messi al lavoro e nel giro di un paio d’ore siamo riusciti a definire qualcosa, nella prima zona di lavoro, mentre Marco (l'ingegnere del laser-scan) lavora nell’altra.
Fatta una pausa all’aria aperta ci sostituiamo di posizioni e mi appresto a fotografare li dove i segni della lavorazione della grotta si fanno più evidenti.



Arriva il tardo pomeriggio e con l’evidente felicità di tutti, relativa al fatto di abbandonare quel dolomitico monnezzaio, usciamo a riveder le stelle e rientriamo alla base. Aspetto di non poco conto che rallegra di colpo tutti è la cena in serata al “Giardino”, sperando di arrivarci, che, personalmente, faccio fatica anche solo a parlare.

Tecnicamente l’esame fotografico l’ho intrapreso definendo tre punti di ripresa nei quali ho usato la mia Arca Swiss con il dorso Phase One IQ160, messa su cavalletto. Ho ottenuto delle immagini con una risoluzione di 8900x6700 px c/a utilizzabili a 300 dpi per una base di stampa di 76x57 cm (teorico negativo di base) nel formato 6x4,5. Ho lavorato cercando di restare nella zona dei 400 ISO e con diaframma chiuso a F16.
Negli altri approcci, quelli della ricerca dei dettagli, ho utilizzato la mia Leica M 262 ed ho lavorato a mano libera cercando le particolarità di lavorazione delle cavità facendomi aiutare con il faretto alogeno da 1000 w che aveva Steve.

Qui la galleria con il lavoro prodotto. Spero il piccolo resoconto possa essere di aiuto e mi auguro che questo progetto sia di ampio respiro e porti la nostra associazione Grana a dei risultati positivi e alla definizione del progetto. Scusatemi ancora per la scarsa bravura nello scrivere.

Lo stesso articolo lo puoi trovare nel tumblr di Grana qui

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