Giovanni Cecchinato
Fotografo - Mestre - Venezia

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Un dettaglio una minuzia

Un dettaglio una minuzia
Novembre 2018



Quello che mi sorprende, non sempre per la verità,
quando guardo qualsiasi scatto fotografico
è che in una piccola parte di esso si nascondono, si racchiudono, tanti sfuggevoli dettagli.
Ma non è cosa nuova, direte voi.
Dettagli dovuti al tempo che si è depositato su di essi,
a volte
dovute all’indeterminatezza del caso.
Logico, che vada in questo modo.
Ogni piccola cosa in questo mondo è vasta tanto quanto un universo,
di molecole e atomi
e di conseguenza "elementi" che compongono un insieme.
Questo mi fa pensare su come sia “impensabile” avere mai un senso preciso del tutto.
Quanto tutto sia stratificato e composito.
Nel fotografico poi,
senza scomodare Franco Vaccari ed il suo “Inconscio Tecnologico”,
ogni fotografia, davvero, rivela mondi laterali
o insiti e sconosciuti al momento dello scatto stesso.
Ed è quello che ancora mi appassiona,
la visione di quello che “non avevo visto”
e tutte le sue possibili, nascoste, composite, sfaccettature.
I possibili scenari anche solo fantasiosi.
Che prendono forma nel mio pensiero.
Ecco perché a volte mi fido di più di una fotografia che di qualsiasi altra cosa.
Lei a volte mi rivela delle storie
non incluse in ciò che vedo in quel momento.
Magari solo nel mio immaginario, sia ben chiaro.
Me lo ha spiegato bene Antonioni in “Blow-up”.
E non è un dettaglio che la sceneggiatura fosse dell’ “ottimista” Tonino Guerra.
Ma, adesso, anche senza svelare crimini o storie contorte.
Mi basta che quella mia minuzia mi permetta di pensare a qualche storia di vita,
comune, qualunque,
serena o disgraziata che sia.
Ecco perché ancora provo piacere a fotografare in questa era post-fotografica, giusto per citare Fontcuberta.
Può essere importante, educativo, comparativo,
leggere, con una porzione di fotografia,
la vita di chi passava per una porta
o guardava da una finestra?
Immagino,
la ricerca del calore verso una stufa?
Il preparare da mangiare verso la sera?
E confrontare la mia, la nostra, agiata esistenza?
Il nostro subitaneo giudizio a qualsiasi cosa.
Rispetto ad una lenta e paziente saggezza popolare.
Il nostro comfort odierno rispetto ad uno scomodo e naturale confronto con la montagna.
Sarà forse sbagliato leggere questo?
O vederlo?
Non lo so, penso faccia parte del gioco
e del guardare tramite un obiettivo
ciò che il mondo ci mette davanti.
D’altra parte, un bravo fotografo ha detto
che bisogna
dichiarare la propria visione del mondo, fotografia dopo fotografia.
Io non posso che dichiarare la mia, ci provo, tento di farlo.
Magari sbaglio.




Dal progetto SS51 - Immagini da una desistenza
Termine di Cadore (BL)
Ottobre 2018



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