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La serena inquietudine del territorio - Esposizione a San Donà di Piave



“La serena inquietudine del territorio”

Ricognizioni sul paesaggio veneto
San Donà 6/21 novembre 2021
A cura di Giovanni Cecchinato ed Alessandro Angeli
Organizzazione a cura di Culturaincorso e dell'Amministrazione della Città di San Donà di Piave (VE).

“La serena inquietudine del territorio” è un gruppo di fotografi, scrittori, architetti, giornalisti, critici, editori, che si propone di ricercare fotograficamente le “serene inquietudini “ del territorio veneto, tramite un laboratorio virtuale che si trova su FB. L’obiettivo di queste analisi non è polemico o retorico, tanto quanto spunto per una più ampia riflessione sulle evoluzioni dei luoghi che viviamo e tenta di indurre a dei ragionamenti costruttivi in questa regione che sta attuando una veloce metamorfosi da un attitudine rurale e contadina ad una più industrial/commerciale purtroppo non sempre pianificata e a volte vittima di speculazioni.
Ed anche se tale obiettivo di gruppo non dovesse essere raggiunto, noi pensiamo che i lavori eseguiti, potranno essere di documento e di ricordo per momenti futuri.

In questa esposizione, anticipatrice del numero 1 della rivista (e modificata come intenti del progetto iniziato con il numero pilota 0) i lavori proposti non sono più solo attenti al paesaggio modificato dall’uomo ma vi si inserisce l’analisi antropologica stessa, o del paesaggio sociale, come nuovo metodo di racconto.
Una diversificazione ed una ricerca che ci permette di raggruppare stili e tecniche diverse in un unico contesto, permettendo di valorizzare l’obiettivo di questo gruppo che segue i pensieri tradizionali delle scuole di riferimento nell’indagine dei paesaggi, ma accetta e supporta nuove forme di visione più consone ai tempi che viviamo.



La serena inquietudine del territorio - San Donà di Piave - Inaugurazione del 6 novembre 2021
F. Morassutto, M. Fogarolo, A. Angeli, G. Cecchinato, F. Finotto, Ass. Chiara Polita, G. Rado, G. Meneghetti, C. Chiapponi, P. Montagner, E. Bozzi


Una veloce sinossi dei progetti che sono stati esposti anticipatori del LSIDT #01

Giancarlo Rado
con “Centro Sociale Django” ci illustra un progetto sviluppato in un tempo molto ampio. Un esempio di un riutilizzo virtuoso di luoghi abbandonati all’interno della città di Treviso. Come vengono re-inventati e come sono ri-abitati.

Sara Pellizzer
Con “Gente di Fiume” tende a comprendere se esiste e quale è la relazione tra le persone che vivono o trascorrono parte del loro tempo lungo le rive del fiume e il ruolo contemporaneo che invece, ad oggi, svolge il Piave, un ruolo fortemente diversificato dai tempi della guerra, forse scomparso e che a causa delle problematiche relative alla sua salvaguardia, lo portano ad essere succube del suo tempo presente.



Samantha Banetta
Il progetto “Scuola Covid” si propone di indagare gli effetti sociologici della pandemia da Covid-19 su di un gruppo di studenti della scuola superiore della provincia veneziana nel periodo di transizione tra la didattica a distanza e il graduale rientro in aula in presenza.

Graziella Pagotto
Tramite il progetto complesso “Fitodepurazione” la Pagotto indaga e studia le modalità alternative di depurazione tramite le piante acquatiche. Un esempio virtuoso di depurazione che nel progetto totale vede storia , impianti ed un erbario (qui esposto parzialmente) a corredo del lavoro.



Paola Montagner
Con il progetto “My-Loc” Paola Montagner usa i mezzi di visione tramite satellite messi a disposizione da Google, per estrarne porzioni di suolo e adattarle ad una visione formale ed estetizzante. Esempio di uso delle tecniche post-fotografiche, che seppur non prodotte direttamente dall’autore, vengono manipolate e reinterpretate parlando comunque del territorio.

Fabio Morassutto
Con un estratto di due lavori differenti, studia ed interpreta i risvolti di una città che convive con l’acqua, come Venezia, estraendole dall’immaginario collettivo e fornendo delle visioni personali.

Marco Vedana
Tedesco con radici venete, nei suoi ritorni in regione, vede e rivede i luoghi montani di origine, estraendone criticità e bellezza, unendo le due visioni e creando sempre delle immagini di poetica bellezza ma anche creatrici di riflessioni.



Eliana Bozzi
Con il progetto “Derma” indaga la vita dell’isola di Pellestrina, avvicinando persone e cose. Tracciando una mappa del luogo, non nel senso ampio e letterale del termine, ma trovandone un microcosmo interno e facendo diventare tutto pelle.

Carlo Chiapponi
Con il progetto “Acque Risorgive” ci porta una visione riunita in dittici verticali, che rivelano nuove prospettive e nuove interpretazioni, nel cammino che queste acque fanno tra le sorgenti e la foce. Costrette da limiti cementizi ed infrastrutture di sfruttamento energetico. Passando dallo stato cristallino, via a via quello più torbido.

Giorgio Meneghetti
Con il progetto “Acque interne” anch’egli adopera il dittico come elemento di misurazione del tempo. Esaminando i corsi d’acqua interni della città di Padova, ne estrae il passare delle ore, assieme a tutti i riaffioramenti che mano a mano rendono questi limiti anfibi e sempre mutevoli.



Francesco Finotto
Con “Idrovore - Viaggio in bonifica” ci illustra e rappresenta i manufatti delle idrovore presenti nella Venezia Orientale, che rappresentano vita e sopravvivenza delle terre interne, strumento indispensabile alla continuità delle colture e della vita quotidiana.

Marco Fogarolo
Con “L’incompiuta” percorre il tragitto mai completato dell’idrovia Padova-Venezia, fermandosi. In luoghi dove l’incompleto è evidente e convive con il quotidiano, esempio classico di serena inquietudine.



Tutti questi progetti saranno maggiormente visibile assieme ad altri nel prossimo numero de “LSIDT” acquistabile nel sito web che porterà lo stesso nome.



Tutti i testi e le foto sono protette da copyright.
E' vietato ogni utilizzo o riproduzione anche parziale non espressamente autorizzato dall'autore.
Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2021




Inaugurazione "Pastorale Veneziana" (pensando a P. Roth)


PASTORALE VENEZIANA (pensando a P. Roth)
Maggio 2018



“Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando.” Philip Roth 







Era circa fine maggio dell’anno scorso e mi trovavo ad effettuare un commissionato sulla Biennale di Architettura di Venezia. Solitamente quando affronto un lavoro così cerco di restare legato a solo quello che la committenza ha richiesto. Ma in maniera parallela, in quel frangente, mi scattò in testa una lettura connessa alla relazione tra le persone presenti ed il “Luogo Biennale”. Da poco se ne era andato Philip Roth, grande scrittore americano, di cui lessi “Pastorale Americana” e “Ho sposato un comunista”. Entrambi i libri ritraevano e definivano bene l’America degli anni '70/'90 e ne creavano una fotografia precisa della media borghesia (ebrea) di quegli anni, con tutte le sue contraddizioni. Forse solo per similitudine, contraddizioni più o meno esplicite, o semplice voglia di omaggio, ho collegato la mia lettura di questo evento e ne ho trovato un “pretesto” per accomunare progetti/opere e "persone presenti". Una specie di spaccato umano (senza troppa analisi ed un po’ “di pancia”) nei giorni di pre-apertura, dove gli invitati sono solo i media e gli addetti al settore, che rendono, con il loro “fruire o stazionare” nel “Luogo Biennale”, un momento sicuramente diverso rispetto a quello usuale.








INAUGURAZIONE VENERDI 31 ALLE ORE 18:00
PRESSO PHOTOMARKET VIA GIUSTIZIA 49/A
fianco Ristorante All'Amelia



Sito Photomarket


Evolutio Visio Piacenza Galleria Biffi Arte


Sulle orme di Gabriele Basilico
Piacenza
Galleria Biffi Arte, Via Chiapponi 39
Dal 6 di febbraio 2016 al 6 di marzo 2016

Foto di Giovanni Cecchinato

E’ partito il terzo step espositivo di “Evolutio Visio” a Piacenza. Ultima tappa designata dell’esposizione. Una serata importante dove confrontarsi con le impressioni degli abitanti di Piacenza e le sensazioni che ne derivano da questo progetto su Mestre. Ha suscitato interesse e colpito come la mostra si sia adattata allo spazio espositivo dopo essere stata esposta anche al Centro Culturale Candiani e all’Università IUAV di Venezia. Artista ospitato in concomitanza, Marco Ramasso con le tele del suo progetto Presenze.
La mostra resterà aperta fino al 6 di marzo 2016.

Qui la pagina Facebook e qui il sito web della galleria Biffi Arte.

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Evolutio Visio, l'inaugurazione


Mostra fotografica di Giovanni Cecchinato
Centro Culturale Candiani di Mestre Venezia
(Sulle orme di Gabriele Basilico)


In esposizione dal 14 novembre al 13 dicembre 2015
dal mercoledi alla domenica dalle 16:00 alle 18:00
3^ piano sala Paolo Costantini

Mostra Fotografica a cura di Riccardo Caldura e Giovanni Cecchinato
In collaborazione con Università IUAV di Venezia

Gabriele Basilico e Mestre
Era settembre del 1996 ed al Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia venivano esposte 6 sequenze di foto che rappresentavano delle ipotetiche vie di comunicazione basate sui due assi Ovest-Est e Nord-Sud del territorio italiano. Le foto erano parte di un progetto di Stefano Boeri ed erano eseguite da Gabriele Basilico. Il progetto mirava a rappresentare questi assi di comunicazione ed a far emergere gli spazi inabitati, creando una nuova maniera di raccontare fotograficamente gli ambienti urbani che tutti noi viviamo. Il tutto venne poi raccolto in un libro firmato dai due autori dal titolo “Italy – Cross Section of a Country”. Questo progetto diede maniera a Gabriele Basilico di re-introdursi nel florido (allora) territorio del Nord-Est, in quel momento ricco di contraddizioni, ma dopotutto conosciuto per via di relazione materna e dunque ancorato ai sentimenti di una gioventù passata nel trevigiano nei momenti di pausa estivi. Nel 2001, in occasione della collettiva “TerraFerma” Gabriele Basilico ripercorre in specifico i luoghi dell’Urbe Mestrina per poi esporli al Contemporaneo di Mestre. In questa esplorazione visiva, egli permette l’emergere di visioni nascoste in una città senza forma cresciuta a dismisura e senza concetto, motivata solo dall’essere abitata o come si dice di qui “nata per far dormire gli operai”. Ed è li dove io lo incontro e rimango incantato dal suo lavoro. Le foto di Gabriele Basilico per me furono “pazzesche”. Come in maniera magica Escher ci prende in giro e ci stupisce nei sui percorsi alla Mobius, così Gabriele Basilico mi fece scoprire una città che abitavo ma non guardavo e il suo lavoro mi restò impresso in maniera indelebile. In un bianco e nero essenziale, tramite una percezione personale che lo contraddistingue e ne rende ogni inquadratura una visione esclusiva alla maniera di un alchimista della realtà che prende il piombo e lo tramuta in oro, lui vide Mestre e la rappresentò sia con critica che con grazia, quasi a far emergere una bellezza che risiede nei dettagli ma si perde nel contesto. Non a caso la manovra chirurgica delle inquadrature, intese a non includere ciò che disturba ma custodisce solo ciò che può esserne esaltato, permettono a chi fruisce delle immagini di restare stupito difronte a manufatti fino al momento prima anonimi o addirittura mai scorti.

Il progetto fotografico di Evolutio Visio
Per ciò che invece mi riguarda personalmente,parto dalla considerazione che nell’affrontare la professione di fotografo, spesso i temi e le necessità di adempiere bene ad una commissione, inducono ad esplorare tutte le possibili difficoltà e a trovarne una soluzione adeguata. Solo dopo un duro apprendistato e molte esperienze negative si può creare una visione propria. Pertanto come disse Lewis Baltz “Analogamente ad altri sistemi, anche le strategie artistiche offrono più informazioni riguardo a se stesse nei momenti di disfunzione rispetto a quando procedono senza intoppi”. Ne consegue che nel procedere della crescita professionale si acquisisce una sensibilità propria ed una capacità di giudizio dovuta ai confronti, li indico così in maniera riduttiva, continui che non hanno niente a che vedere con un giudizio che può invece avere la massa di un pubblico non addetto. Dico ciò perché quando intrapresi nel 2011 l’inizio di questo progetto ero reduce da vari tentativi di visione fotografica su Mestre, che pensavo potessero essere sufficientemente apprezzabili ma alla fine, non lo erano mai. Solo con l’introduzione dell’uso di una macchina tecnica cominciai a capire come esprimere la mia visione adeguatamente. Nello sviluppo del progetto in questi anni, inoltre, il confronto con la visione di Gabriele Basilico, mi ha più volte interdetto e instillato il dubbio sulla prosecuzione del lavoro, vista la qualità e la indiscutibile saggezza dello sguardo dell’autore, ma dopotutto certe idee sono dure a morire. La mia poi verteva sul fatto che mi sarebbe piaciuto poter rivedere la mia città a distanza dalla sua analisi e capirne le evoluzioni o le possibili, quasi certe, involuzioni. Mano a mano che il tempo si svolgeva, il mio modus operandi si è affinato ed i risultati divenivano finalmente apprezzabili. Ed ecco che in questo ultimo anno il progetto in toto prendeva una forma propria e poteva esserne apprezzato per completezza e rigorosità. In un incontro con Giovanna Calvenzi, moglie del defunto fotografo, le parole emerse sul progetto sono proprio quelle di “completezza e rigorosità”. In un confronto con i docenti dell’Università di Architettura di Venezia invece sono emersi i temi di importanza del progetto al fine di una identificazione che permetta alla città di discostarsi dal termine “non luogo”. Insomma un insieme di 57 immagini di largo formato che sia in bianco e nero sia a colori dovranno permettere di esaminare lo sviluppo urbano di Mestre dopo 15 anni dall’esame del famoso fotografo.

Evolutio Visio
Il titolo del progetto incarna, assimila, una molteplicità di interpretazioni. Per quanto i termini latini siano inequivocabili, a seconda della visione mi piacerebbe sperare che le risultanze possano cambiare. Evolutio nel termine latino sottintende un atto, che non ha niente a che vedere con la logica Darwiniana in se, ma include invece il gesto di svolgere un volume od un plico. Io lo ho sostituito con il gesto, o meglio con quello che è l’atto fotografico. Nella Visio, invece, viene inteso il punto di vista od il concetto, che ritengo sia la base di ogni singolo progetto, la partenza da un concetto.… Assieme possono dare l’idea di essere probabili genitori di una evoluzione sia della maniera di guardare sia della possibile maniera di vivere o progredire nella città. In questo titolo si concentra tutto il progetto fotografico e la spiegazione che si può avere su di esso, lasciando neutro ogni ragionamento in loco e tuttalpiù rimandarlo a posteriori se vi è necessità di esso.

Tutte le foto sono di © Andreas Ikonomu 2015

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