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Inaugurazione "Pastorale Veneziana" (pensando a P. Roth)


PASTORALE VENEZIANA (pensando a P. Roth)
Maggio 2018



“Capire bene la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando.” Philip Roth 







Era circa fine maggio dell’anno scorso e mi trovavo ad effettuare un commissionato sulla Biennale di Architettura di Venezia. Solitamente quando affronto un lavoro così cerco di restare legato a solo quello che la committenza ha richiesto. Ma in maniera parallela, in quel frangente, mi scattò in testa una lettura connessa alla relazione tra le persone presenti ed il “Luogo Biennale”. Da poco se ne era andato Philip Roth, grande scrittore americano, di cui lessi “Pastorale Americana” e “Ho sposato un comunista”. Entrambi i libri ritraevano e definivano bene l’America degli anni '70/'90 e ne creavano una fotografia precisa della media borghesia (ebrea) di quegli anni, con tutte le sue contraddizioni. Forse solo per similitudine, contraddizioni più o meno esplicite, o semplice voglia di omaggio, ho collegato la mia lettura di questo evento e ne ho trovato un “pretesto” per accomunare progetti/opere e "persone presenti". Una specie di spaccato umano (senza troppa analisi ed un po’ “di pancia”) nei giorni di pre-apertura, dove gli invitati sono solo i media e gli addetti al settore, che rendono, con il loro “fruire o stazionare” nel “Luogo Biennale”, un momento sicuramente diverso rispetto a quello usuale.








INAUGURAZIONE VENERDI 31 ALLE ORE 18:00
PRESSO PHOTOMARKET VIA GIUSTIZIA 49/A
fianco Ristorante All'Amelia



Sito Photomarket


Lo Sguardo e l' Ombelico 25 marzo 2017 Massimo Siragusa


Lo Sguardo e l'Ombelico - 25 marzo 2017

Centro Culturale Candiani - Mestre Venezia

Massimo Siragusa






“State of the art” si direbbe in inglese, “lo stato dell’arte della fotografia di territorio” invece mi ha suggerito un collega fotografo, architetto, nonché autore (vista la presenza dei suoi lavori fotografici alla Biennale di Architettura di Venezia del 2014).
Così mi ha salutato ed è esordito, alla fine dell’incontro con Massimo Siragusa, tenuto ieri al Centro Culturale Candiani, mi è parso più che giusto e ho condiviso il complimento.




Un grande autore, che un nutrito gruppo di amici fotografi stava aspettando con impazienza, poiché tutti interessati alla fotografia di territorio, di architettura, di interni.
Una mole di lavoro imponente che Massimo Siragusa ci ha raggruppato in due sequenze eloquenti, una sul lavoro “Teatro d’Italia” diventato un libro nel 2012 edito da Contrasto, l’altra su “Lo Spazio Condiviso” lavoro di indagine sui circoli d’Italia, che riflette le mille anime e i mille caratteri di questi spazi di aggregazione.
Una fotografia lenta e ragionata, molto precisa e basata su inquadrature rigorose e ferree, che tradiscono la passione per la scuola di Dusseldorf e la reinterpretano in una chiave prettamente mediterranea.

Esperienza e piccoli aneddoti, in un paio di ore volate così ad ammirare una fotografia delicata e precisa che può invece mutare con progetti nuovi e più aggressivi come quello sulle periferie di Roma.
Massimo Siragusa ci ha lasciato sicuramente dei germogli che non mancheranno di fiorire, tenendo conto di alcune regole ben precise nella fotografia, (che ci hanno anche consegnato gli autori precedenti), studio, impegno, rigore di applicazione e progetto … perché la fotografia è una cosa importante.






Tutti i testi e le foto sono protette da copyright.
E' vietato ogni utilizzo o riproduzione anche parziale non espressamente autorizzato dall'autore.
Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2017

Intervista per ProntoPro

Intervista per ProntoPro
10 dic 2016

E' sempre con piacere che quando mi si chiede di parlare o di rispondere a delle domande sulla fotografia, accetto volentieri. Ancor di più se si vuole parlare della "Professione" del fotografo, che in quesi anni è completamente travisata, (ma mi accorgo al pari di tanti altri lavori sul territorio nazionale) ..

Allego qui il link dove dare una letta all'articolo.

Intervista per ProntoPro

Ciao a tutti!!

"The Sky over Nine Columns" - Heinz Mack - Biennale Architettura 2014 di Venezia all'Isola di San Giorgio -
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Evolutio Visio, l'inaugurazione


Mostra fotografica di Giovanni Cecchinato
Centro Culturale Candiani di Mestre Venezia
(Sulle orme di Gabriele Basilico)


In esposizione dal 14 novembre al 13 dicembre 2015
dal mercoledi alla domenica dalle 16:00 alle 18:00
3^ piano sala Paolo Costantini

Mostra Fotografica a cura di Riccardo Caldura e Giovanni Cecchinato
In collaborazione con Università IUAV di Venezia

Gabriele Basilico e Mestre
Era settembre del 1996 ed al Padiglione Italia ai Giardini della Biennale di Venezia venivano esposte 6 sequenze di foto che rappresentavano delle ipotetiche vie di comunicazione basate sui due assi Ovest-Est e Nord-Sud del territorio italiano. Le foto erano parte di un progetto di Stefano Boeri ed erano eseguite da Gabriele Basilico. Il progetto mirava a rappresentare questi assi di comunicazione ed a far emergere gli spazi inabitati, creando una nuova maniera di raccontare fotograficamente gli ambienti urbani che tutti noi viviamo. Il tutto venne poi raccolto in un libro firmato dai due autori dal titolo “Italy – Cross Section of a Country”. Questo progetto diede maniera a Gabriele Basilico di re-introdursi nel florido (allora) territorio del Nord-Est, in quel momento ricco di contraddizioni, ma dopotutto conosciuto per via di relazione materna e dunque ancorato ai sentimenti di una gioventù passata nel trevigiano nei momenti di pausa estivi. Nel 2001, in occasione della collettiva “TerraFerma” Gabriele Basilico ripercorre in specifico i luoghi dell’Urbe Mestrina per poi esporli al Contemporaneo di Mestre. In questa esplorazione visiva, egli permette l’emergere di visioni nascoste in una città senza forma cresciuta a dismisura e senza concetto, motivata solo dall’essere abitata o come si dice di qui “nata per far dormire gli operai”. Ed è li dove io lo incontro e rimango incantato dal suo lavoro. Le foto di Gabriele Basilico per me furono “pazzesche”. Come in maniera magica Escher ci prende in giro e ci stupisce nei sui percorsi alla Mobius, così Gabriele Basilico mi fece scoprire una città che abitavo ma non guardavo e il suo lavoro mi restò impresso in maniera indelebile. In un bianco e nero essenziale, tramite una percezione personale che lo contraddistingue e ne rende ogni inquadratura una visione esclusiva alla maniera di un alchimista della realtà che prende il piombo e lo tramuta in oro, lui vide Mestre e la rappresentò sia con critica che con grazia, quasi a far emergere una bellezza che risiede nei dettagli ma si perde nel contesto. Non a caso la manovra chirurgica delle inquadrature, intese a non includere ciò che disturba ma custodisce solo ciò che può esserne esaltato, permettono a chi fruisce delle immagini di restare stupito difronte a manufatti fino al momento prima anonimi o addirittura mai scorti.

Il progetto fotografico di Evolutio Visio
Per ciò che invece mi riguarda personalmente,parto dalla considerazione che nell’affrontare la professione di fotografo, spesso i temi e le necessità di adempiere bene ad una commissione, inducono ad esplorare tutte le possibili difficoltà e a trovarne una soluzione adeguata. Solo dopo un duro apprendistato e molte esperienze negative si può creare una visione propria. Pertanto come disse Lewis Baltz “Analogamente ad altri sistemi, anche le strategie artistiche offrono più informazioni riguardo a se stesse nei momenti di disfunzione rispetto a quando procedono senza intoppi”. Ne consegue che nel procedere della crescita professionale si acquisisce una sensibilità propria ed una capacità di giudizio dovuta ai confronti, li indico così in maniera riduttiva, continui che non hanno niente a che vedere con un giudizio che può invece avere la massa di un pubblico non addetto. Dico ciò perché quando intrapresi nel 2011 l’inizio di questo progetto ero reduce da vari tentativi di visione fotografica su Mestre, che pensavo potessero essere sufficientemente apprezzabili ma alla fine, non lo erano mai. Solo con l’introduzione dell’uso di una macchina tecnica cominciai a capire come esprimere la mia visione adeguatamente. Nello sviluppo del progetto in questi anni, inoltre, il confronto con la visione di Gabriele Basilico, mi ha più volte interdetto e instillato il dubbio sulla prosecuzione del lavoro, vista la qualità e la indiscutibile saggezza dello sguardo dell’autore, ma dopotutto certe idee sono dure a morire. La mia poi verteva sul fatto che mi sarebbe piaciuto poter rivedere la mia città a distanza dalla sua analisi e capirne le evoluzioni o le possibili, quasi certe, involuzioni. Mano a mano che il tempo si svolgeva, il mio modus operandi si è affinato ed i risultati divenivano finalmente apprezzabili. Ed ecco che in questo ultimo anno il progetto in toto prendeva una forma propria e poteva esserne apprezzato per completezza e rigorosità. In un incontro con Giovanna Calvenzi, moglie del defunto fotografo, le parole emerse sul progetto sono proprio quelle di “completezza e rigorosità”. In un confronto con i docenti dell’Università di Architettura di Venezia invece sono emersi i temi di importanza del progetto al fine di una identificazione che permetta alla città di discostarsi dal termine “non luogo”. Insomma un insieme di 57 immagini di largo formato che sia in bianco e nero sia a colori dovranno permettere di esaminare lo sviluppo urbano di Mestre dopo 15 anni dall’esame del famoso fotografo.

Evolutio Visio
Il titolo del progetto incarna, assimila, una molteplicità di interpretazioni. Per quanto i termini latini siano inequivocabili, a seconda della visione mi piacerebbe sperare che le risultanze possano cambiare. Evolutio nel termine latino sottintende un atto, che non ha niente a che vedere con la logica Darwiniana in se, ma include invece il gesto di svolgere un volume od un plico. Io lo ho sostituito con il gesto, o meglio con quello che è l’atto fotografico. Nella Visio, invece, viene inteso il punto di vista od il concetto, che ritengo sia la base di ogni singolo progetto, la partenza da un concetto.… Assieme possono dare l’idea di essere probabili genitori di una evoluzione sia della maniera di guardare sia della possibile maniera di vivere o progredire nella città. In questo titolo si concentra tutto il progetto fotografico e la spiegazione che si può avere su di esso, lasciando neutro ogni ragionamento in loco e tuttalpiù rimandarlo a posteriori se vi è necessità di esso.

Tutte le foto sono di © Andreas Ikonomu 2015

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