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A proposito di casa - Maria Cristina Comparato

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Avevo conosciuto Maria Cristina personalmente, in occasione del festival “Centrale” di Fano, curato da Luca Panaro, nel 2022. Presentava i prestigiosi contenuti di Penisola Edizioni - la casa editrice che aveva da poco pubblicato il mio lavoro sulla SS51 Alemagna - e collaborava a ritmo serrato con Steve Bisson; essendo anche una lettrice appassionata recensiva molti dei volumi pubblicati da Penisola, spesso in dialogo con le attività editoriali di Urbanautica.

La simpatia tra noi fu immediata, così come con il suo compagno — “il libraio”, come lei lo chiamava affettuosamente — Gianni Britti, titolare della piccola ma fornitissima libreria, la "Semi di Inchiostro" a Fabriano. A quella prima sintonia si aggiunse presto una profonda stima, soprattutto dopo aver conosciuto meglio il suo lavoro fotografico.

Con il tempo fui coinvolto da lei a tenere un workshop a Fabriano per i membri del fotoclub Arti Visive, che Cristina frequentava. Fu un fine settimana davvero speciale, condiviso con persone straordinarie ed appassionate e accompagnato dalla sua presenza discreta, gentile e sempre partecipe.
Prima ancora avevamo avuto occasione di pubblicare una parte del suo lavoro nel numero #02 del 2022 della rivista da me curata, “La serena inquietudine del territorio”. Cristina fu la prima autrice non veneta pubblicata sulla rivista, ma le sue immagini dialogavano perfettamente con la ricerca che ancora oggi portiamo avanti: fotografie cariche di un pathos raro, intenso e profondamente umano, capaci di raccontare il territorio degli Appennini marchigiani con dolcezza e poesia.

(Segnalo a margine anche che Maria Cristina aveva vinto il concorso nazionale di FIAF "Portfolio Italia" Gran Premio Fujifilm nel 2020)



La notizia della sua scomparsa mi colpì profondamente. Al dolore si unì però una sincera gratitudine per averla conosciuta e per aver condiviso con lei pensieri, riflessioni e frammenti di vita.

Per questo oggi sono felice (e ne scrivo con piacere) che Steve Bisson, insieme a Penisola Edizioni e a Gianni Britti, abbiano pensato alla realizzazione di questo libro, che raccoglie parte del suo lavoro "A proposito di casa": una ricerca intima e toccante sul significato che la parola “casa” assume per ciascuno di noi ma soprattutto nel pensiero e nella ricerca dell'autrice.

Anche se Cristina diceva di non sentirsi pienamente padrona della tecnica fotografica analogica, le immagini che riusciva a creare erano permeate da una dolcezza rara, quella che appartiene solo a pochi autori. Il suo punto di vista aveva un’innocenza spiazzante e insieme la consapevolezza di saper trovare ciò che davvero le interessava. Ogni fotografia sembrava un appunto preso con la macchina fotografica, ma si rivelava già uno scritto completo su ciò che stava osservando, anche quando raccontava la quotidianità più semplice dei luoghi.
Nella loro apparente mancanza di eccezionalità emergevano il familiare, il senso di quiete, il bisogno di ritrovare luoghi in cui rifugiarsi.



La sua domanda era: “Cos’è casa?”.
 La sua fotografia rispondeva, in maniera dolce e profondamente femminile.
Ma allo stesso tempo si interrogava.
Nel suo statement, che presentava il suo lavoro, che nel 2022 era ancora "ongoing", diceva:

[...] Non si tratta di una ricerca conclusa, ma piuttosto dell’inizio di una riflessione su una possibilità esistenziale, l’espressione di un’esigenza morale nata dalla consapevolezza di vivere nel grande inganno contemporaneo, quel grande inganno che Thoreau aveva intuito molto prima di noi:
≪Se quando parlate di tempi duri non vi riferite ai periodi in cui è il pane a mancare, bensì le torte, allora non abbiamo nulla da dirci≫ [...]


Ed è una fortuna che nel libro che finalmente vede la luce grazie al lavoro di recupero e cura di Steve Bisson e Gianni Britti, ci siano anche alcuni suoi pensieri scritti. Alcuni, dei quali, mi hanno colpito profondamente.
Una cosa che mi accomunava a Cristina, e che molti forse non sanno di me, è la lotta contro il male che affligge tanti di noi. Io ho combattuto un linfoma dal 2005 al 2013 e capivo bene i suoi timori. Questo ci ha resi, in qualche modo, immediatamente vicini e comprensivi l’uno verso l’altra. Ma le sue parole, lucide e precise, messe nero su bianco, hanno superato di gran lunga i miei piccoli e timorosi pensieri a riguardo. Un passaggio in particolare mi ha colpito profondamente:

“Cercare il proprio paesaggio interiore significa anche accettare che questo sia fatto da deserti e da rovine, da silenzi e da occhi che non trovano sosta. Ho un grande deserto dentro, ma c’è una duna che a volte canta, altre geme. Scambiare dei gemiti per un canto è facile nel deserto; quando tutto spaventa allora persino il dolore diviene un atto di vita. Non so se la morte è fatta di sabbia, so però che a volte è simile ad un canto.”





C’è una consapevolezza profonda, e insieme una malinconica accettazione, che permea tutto questo lavoro. Anche per questo bisognerà sempre ringraziare Steve Bisson e Gianni Britti per averlo prodotto e stampato con tanta cura e qualità.
Vi invito davvero a prendere in considerazione questo piccolo gioiello per la vostra biblioteca: un libro che merita di essere conosciuto e conservato, ben più di tanti nomi altisonanti.


Immagini estratte dal lavoro di Cristina Comparato pubblicate nella rivista "La serena inquietudine del territorio #02"

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Giovanni Cecchinato - Maria Cristina Comparato - Penisola Edizioni - All rights reserved - © 2026

Le fotografie del silenzio

date » 17-03-2024 11:27

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tags » libri, saggi, fotografia, mimesis, giliola foschi, silenzio, mimesis, giovanni cecchinato, fotografo, venezia, mestre,

Le fotografie del silenzio
Forme inquiete del vedere
di Gigliola Foschi


ed. Mimesis/Accademia del silenzio







Cosa ci capita, quando ci soffermiamo su delle fotografie che ci interrogano per il loro, a noi sconosciuto, messaggio?
Per quello strano e disturbante contenuto che ci appare incomprensibile e parimenti ci muove corde interiori che ci inquietano?
Come ci comportiamo, cosa ci resta della massa imponente di immagini che recepiamo ogni giorno?

Questi e molti altri interrogativi, emergono dai pensieri che si pone Gigliola Foschi, in questo veloce saggio sulle “Fotografie del silenzio - forme inquiete del vedere” edito da Mimesis/Accademia del silenzio.

Libricino suggerito dall’amico Giancarlo Dell’Antonia, che ringrazio per la bella segnalazione.

Gigliola Foschi è una scrittrice, giornalista, critica d’arte, curatrice, docente di Storia della Fotografia, con un curriculum pieno di riferimenti importanti, appassionata di fotografia e rivolta allo studio ed all’approfondimento dei contenuti della stessa.




In questo saggio, veloce, che conta solo 52 pagine, struttura il suo ragionamento su tre capitoli.

Il primo si interroga sul momento attuale “post-post-fotografico”, sulla ridondanza di produzione e di fruizione delle immagini, individuando fin troppo bene l’uso manipolatorio delle stesse da parte dei mass-media.
Con lei, riusciamo ad individuare il “rumore bianco” che disturba ed inganna la nostra attenzione e che ci distoglie dai piccoli e grandi disastri che viviamo e su cui i mass-media dovrebbero informarci.
Tutto il primo capitolo ragiona sull’aspetto polisemico della fotografia e ci introduce ad una svariata serie di esempi di riferimento, nei quali oltre al piacere di scoprire e riscoprire nomi di autori, filosofi, giornalisti, importanti e logicamente collegati al discorso in atto, ci avvia a considerare questo “rumore” come - purtroppo - onnipresente, deviante ed infine mistificatore della realtà.

Il secondo e terzo capitolo, si dirigono decisamente sulla via del “silenzio dissenziente” e ne emerge “l’intrattabilità” da parte del mainstream delle immagini che realmente contano e parlano dei temi inquieti del nostro tempo.

Non mi addentro oltre, lasciandovi il piacere di scoprire in questo libricino, molte cose che vi faranno ragionare ed interrogare sui contenuti delle opere dei molti artisti citati e sui loro messaggi.




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IpoTetico Diario #10 - Il viaggio e i leoni

date » 21-05-2020

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tags » viaggio, poesia, leoni, ipotetico, diario,



La vita non è un viaggio.
A te sembra. Non è così.
Non lo fai in compagnia.
Anche se sembra.
E finisce che la compagnia è quella che non avresti voluto.

Si è soli, devi saper fare la tua scelta.
Come una fotografia,
scegli tu dove guardare,
scegli tu cosa mettere dentro al mirino.
Nessuno ti aiuta, anche se qualcuno fa finta di farlo.
Non è come nei film, o nelle canzoni.

Te ne accorgi di notte, quando ti alzi per caso,
O come ogni notte?

E la tua coscienza è disturbata solo dal silenzio.
E forse pare più pulita.
Mentre accendi la luce e la tua ombra esce dalla finestra aperta.
E si abbraccia con la notte di maggio,
sparsa di profumo di gelsomini in fiore.





E’una guerra di stazionamento.
Dove devi resistere bombardato dal destino.
Perchè il mondo, in fondo, è in mano a chi bombarda.
Devi solo pensare di resistere.

La vita non è un viaggio.
E spesso ancora inciampo, come da piccolo.
Ma ho imparato a riprendere la posizione.
La vita non è il viaggio,
però ancora mi piace guardare
i leoni,
alla televisione.





IpoTetico Diario #09 - Liquido Confine III

date » 03-03-2020

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tags » Sile, Hasselblad, Laguna, Venezia, Caposile, fiume, albero, salso, dolce, acqua, ipotetico, diario,

Liquido Confine

Siamo affascinati dai confini, sopratutto quelli immateriali,
spesso li osserviamo,
con una sorta di lusinga nel voler varcarli.
Per dimostrare a noi stessi che possiamo farlo.
Come se fossimo gli unici a poterlo fare.
Come se non vi fossero mai complicazioni,
che tutto fosse permesso e non avesse conseguenze.
E ne uscissimo sempre vincitori, sedotti da un illusione.
Che alla fine, si rivela, una certa, sicura ed erronea, illusione.

Come se l’acqua dolce tracimasse nell’acqua salsa,
valicando il proprio confine,
fisico.
Ognuna delle due perderebbe qualcosa di suo.
Sarebbe persa la peculiarità.

Lo sapevano gli antichi veneziani che pensarono bene
di non far sfociare un fiume
d'acqua dolce,
dentro il sistema perfetto della laguna salata.
Crearono una barriera, un nuovo confine,
che non permettesse la coesistenza dell’acqua
dolce
con quella salsa.
Perché non era buona cosa.
Così come non può coesistere il bene con il male,
la virtù con la trasgressione,
la giustizia con l’ingiustizia,
la vita con la morte,
la purezza con la contaminazione,
la verità con la bugia.

L'unico confine in perenne fluttuazione,
indefinita
è quello del mare.

In una sorta di eterno conflitto per sommergere o respingere il bagnasciuga.
Un liquido confine in perenne mutamento.
Che prima o poi avrà un unico vincitore.

Come unico resta l’antico Tiresia,
sia mare che terra, sia uomo che donna,
l'unica eccezione senza bisogno di un confine,
testimone nel tempo per l'Olimpo.



Argine del fiume Sile sulla Laguna Nord di Venezia
dic 2019





Qui uno stralcio del progetto in corso




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Un piccolo resoconto sulla Fujifilm GSX 50R

FUJIFILM GSX 50R



Ciao,
visto che in alcuni di voi è sorta la curiosità in merito alle performances di questa macchina fotografica, sorella del modello GSX50S, vi posso indicare alcune mie piccole riflessioni in merito, esenti da giudizi di parte, dopo questi primi giorni di utilizzo di un modello datomi in test (FUJIFILM GFX 50R con obiettivo GF 23mm f4) ed in attesa della mia macchina ufficiale. Sicuramente sul web potrete trovare articoli tecnici e recensioni abbastanza accurate su questo modello.

Prima di tutto sgombero il campo dal concetto “medio formato” perché non possiamo realmente parlarne, se non per via di una iniziativa di marketing pubblicitario.
Da possessore di sistemi Phase One, lo dico con cognizione di causa.



Il sensore si trova in una fascia intermedia tra il “full frame” di molte ammiraglie blasonate ed il sistema delle due leader di mercato Hasselblad e Phase One.
Il che comunque, come sappiamo bene, fa buon gioco e se le “dimensioni contano” sopratutto quelle del fotodiodo che cattura la luce, ci accorgiamo della differenza sopratutto nei passaggi tonali.
E posso dire che confrontando con la mia Canon 5D Mark IV “full frame”, ne ho avuto la certezzal. In una sessione di lavoro effettivo, ho potuto notare, non tanto nella definizione o nella struttura dell'immagine, (che possiamo definire "quasi" alla pari tra le due, visto anche l'utilizzo del 24mm TS/E II nella Canon che è una lente eccezionale) tanto quanto la gestione del colore e la resa tonale più morbida ed omogenea, sicuramente più realistica; insisto e mi ripeto ... “una più morbida transizione nel passaggio toni".

La FUJIFILM 50R è dotata di un sensore CMOS da 51,4 MP e di un processore X-Processor Pro. Questo implica che se però noi usiamo delle schede poco performanti, viene vanificata tutta la velocità di elaborazione e di scatto. L'otturatore a tendina è stato sviluppato specificamente per questa fotocamera e assicura una velocità massima di 1/4000s (1/16000s con l'otturatore elettronico), una velocità di sincro flash di 1/125 sec o inferiore, alte prestazioni e una lunga durata, con una resistenza dell'otturatore fino a 150.000 scatti*, assicurando al contempo ridotte vibrazione e un funzionamento silenzioso. Questo è il primo modello del sistema GFX a supportare la tecnologia a basso consumo energetico Bluetooth®. Le immagini scattate possono essere trasferite in modo semplice e rapido a smartphone e tablet accoppiati con la fotocamera tramite l’app FUJIFILM Camera Remote, diventando veramente comodo.
Una delle cose interessanti è la misurazione TTL 256 zone, con modalità Multi / Spot / Media / Media pesata al centro
La compensazione dell’esposizione si muove da -5,0 EV a +5,0 EV a intervalli di 1/3 EV, meglio dei soliti 3 stop ed è presente una comoda funzione di intervallometro.
Il mirino OLED a colori 0,5" ca. e da 3,69 milioni di punti, dà una buona visibilità in merito, che però implica di avere sempre la macchina accesa con le ovvie richieste di energia.
Sono presenti 15 modalità di sviluppo JPG (PROVIA / Standard, Velvia / Vivid, ASTIA / Soft, CLASSIC CHROME, PRO Neg.Hi, PRO Neg.Std, Black& White, Black& White+Ye Filter, Black& White+R Filter, Black& White+GFilter, Sepia, ACROS, ACROS+Ye Filter, ACROS+R Filter, ACROS+G Filter) ma al sottoscritto che lavora sempre in Raw non può che interessare in minima parte.

Grande cosa è che la macchina è 160,7mm (largh.) x 96,5mm (alt.) x 66,4mm (prof.) in misure ma sopratutto è poco meno di 800 gr. di peso, il che fornisce una buona trasportabilità, senza grandi pesi ed ingombri. Basta una normale sacca a tracolla. Nella mia Greenland ci stava anche una datata ma stupenda Hasselblad SWC/M, giusto per dirvi.



Ora, un lato poco positivo è che la velocità di scatto non rappresenta una grande attrattiva, ma per chi come me veniva da Hasselblad sistema H, non è di certo una novità e ci si adegua immediatamente.
Alla fine la cosa importante è di sicuro come si vanno a trattare i dati Raw e con che software. Io uso Capture One nella vers. 11, come molti di voi già sapranno, ed i file Fuji sono gestibili in maniera molto dinamica e produttiva.

Qui vi allego un mio scatto di test, fatto sul Col Visentin sul Nevegal (BL) in pieno controluce e con abbondanti aree in ombra, il sole è in campo e lo si vede in alto a destra.






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IpoTetico Diario #06 - L'onda e la ragione

L'onda e la ragione
Liquido Confine I
07/09/17

Un evento dedicato al mare, alla poesia, alla fotografia.
Ecco come ho conosciuto Carlo, poeta, Tosetti.
Un amica comune ci ha messo in relazione per vedere se dalle mie foto del litorale nord-adriatico, potessero sorgere dei versi.
Un mio progetto aperto dal 2011.
Lo ho chiamato “Liquido Confine”.
Cerca di fermare alcuni momenti durante le mareggiate che investono il litorale veneto.
Si può parlare di erosione e cattiva gestione dell’ambiente costiero.
Volendo.
Non so.
Non ne sono deputato certo io.
Io fotografo.
E mi sembra sia utile documentare.
E’ un lavoro lungo.
Ma chi mi conosce sa che è pane per i miei denti.
Non pensavo però potesse suscitare una riflessione poetica.
Carlo mi ha sorpreso.
Assieme abbiamo deciso di pubblicare alcune sue ispirazioni.
Se piacciono bene.
Altrimenti …
ciao, tutto come prima.





Il periglio sta chino,
è dietro, carponi,
al fronte dell’onda
e non solo attende
l’orzare audace,
il vincere creste che spumano:
si prende le merci,
issate le reti il pescato.

La sussistenza,
che portano a riva
l’oniriche barche,
sbilenche, stanche,
è tutta concessa.
Si gonfiano reti,
perché la tempesta
e i marosi altrove
inghiottono vita.




Foce del Sile - Jesolo
01 febbraio 2014
Mareggiata di scirocco con +125 di acqua alta a Venezia.
Raffiche attorno ai 40 nodi.








Liquido Confine è un progetto di documentazione fotografica della Costa Nord-Adriatica iniziato nel 2012, trovi uno stralcio a questo link




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Poesia di Carlo Tosetti - All rights reserved - © 2017
Testo iniziale e foto di Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2017


IpoTetico Diario #05 - La pioggia in lontananza

date » 03-09-2017 21:58

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tags » Pioggia, Portegrandi, strada, ricordo, nostalgia, macchine, SS14, poesia, ipotetico, diario,

La pioggia in lontananza
(SS14)
03/09/2017



Sono passati 30 anni da quando tu, eri ad un mese dal compierne 20.
Un giovane ragazzo, di una famiglia normale, in un Italia che, in quell’87, fin troppo voleva crescere e diventare diversa.
Dovevi fare la maturità.
Ed è cosi che con tutti gli amici, della stessa classe, ed i professori avete festeggiato, a Jesolo.
La fine di una avventura.
La fine dell’adolescenza.
E ti eri fatto un regalo speciale … un biglietto per il concerto degli U2. A Modena.
Joshua Tree Tour.
Lo aspettavi da tempo.
Non ci saresti mai andato.
Ti facevi il conto alla rovescia.
Ma non sapevi che lo stavi facendo alla tua vita.
Sei morto senza sapere neanche perchè.
Su quel ponte a Portegrandi, su quel muretto romanico, con i tuoi tre amici.
Avevate accompagnato a San Donà di Piave, un vostro compagno e poi tornavate a casa.
Per quella strada che oggi, ho rifatto dopo molto tempo.
Un componente ha ceduto, voi siete andati a schiantarvi.
Alle 4.03 di quella notte, mi sono svegliato.
(poi qualcuno mi ha detto che, presumibilmente, era l’orario dello schianto)
Alle 4.03 mi sveglio da 30 anni.
E vado a bere un po di acqua.
Quella strada mi ha portato via molto.
Oggi l’ho rifatta.
Forse il tempo.
Forse la pioggia distante.
Forse il blu delle nuvole.
Avevo la macchina fotografica con me.
Sono uscite queste foto.
Parevano essere in sintonia con la mia anima.
Macchine e pioggia in lontananza.
Blu.
Gli inglesi usano il termine blue per indicare la tristezza, la melanconia.
Si …
Blu e pioggia in lontananza.
Ne sento l’odore.
Le macchine corrono, ognuna posseduta da un sacro fuoco di velocità.
Piccoli ordigni.
Inconsapevoli della loro letale potenza.
Hanno tolto il muretto sul ponte.
Messo un guarda-rail.
Tanti semafori.
Rallenta.
Dicono.
Io, avrei voluto fermarti, io, quando ti ho visto per l’ultima volta.
Averti almeno abbracciato forte.
Ho solo potuto comprarti una bara, dopo.
Ti ho vestito nei tuoi resti.
E ti ho pianto in silenzio, ma neanche tanto.
Quando mi ubriacavo fino al vomito.
Oggi ti parlo, e ti ricordo, tramite queste foto.
Almeno non mi faccio del male.
Fratello mio.














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