giovanni cecchinato
mestre - venezia - italia

L'Equazione Possibile

L'Equazione possibile è un progetto in collaborazione con AVAPO Mestre. Abbiamo cercato di descrivere assieme tramite foto e storie, l'attività di questa associazione ONLUS che aiuta gli ammalati di cancro dell'entroterra veneziano, direttamente nelle loro abitazioni. Ogni anno più di 80 volontari ed un equipe medica specializzata nel supporto psicologico e nelle cure palliative, si adopera in maniera gratuita per assistere tutti coloro che non vengono più seguiti dal Servizio Sanitario Locale. Vengono dati supporti psicologici agli ammalati ed alle loro famiglie. Vengono aiutati tutti coloro che non avendone la possibilità necessitano di trasporti dalle abitazioni all'ospedale per le cure chemioterapiche.
Non ho voluto mai enfatizzare il dolore delle persone ma solo ritrarle nella maniera migliore per dare dignità alla loro lotta (per chi è malato) e al loro impegno (per i volontari).
Ogni foto è accompagnata dalle storie delle persone ritratte.
Il progetto è iniziato nel 2010 ed è stato esposto in più occasioni. Ne è nato un libro edito da Punto Marte.

Silvano
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Silvano
Sembra vuota, questa sedia. Silvano le persone care le porta nel cuore, e le accompagna lungo le strade della nostra città. Ha imparato a mandare avanti la carrozzina con una mano sola, in modo da poter camminare al fianco di chi é con lui, invece che dietro. Gli brillano gli occhi quando parla di Gina, la moglie, che ha assistito a casa sino all’ultimo respiro, trovando la forza per fare tutto ciò che serviva a preservare la sua dignità. Quando un amico ha iniziato a stare male è riuscito a fargli passare dei pomeriggi spensierati fuori casa, spingendo la sua carrozzina per le vie di Mestre. E’ un piacere stargli accanto, scoprire la sua disponibilità. E così chi lo conosce in questa foto non può vedere una sedia vuota, ma un uomo disposto ad essere d’aiuto, anche solo per fare una tranquilla passeggiata al parco.
Marilena e Giacomino
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Marilena e Giacomino
La signora Marilena ha regalato al marito Carlo la possibilità di essere curato a casa anche quando la diagnosi non ha dato scampo. Gli ultimi sei mesi sono stati difficilissimi, ma lei ora vive con la consapevolezza di aver realizzato questa sua volontà. Sono passati tre anni e continua a tenere i contatti con le persone che l’hanno aiutata, volontari di AVAPO Mestre e personale dell’équipe ODO. A nome dell’associazione Giacomino la va a trovare in una ricorrenza specifica, per lei importante, e le consegna dei fiori: un atto simbolico, dietro al quale c’è tanta tenerezza. Giacomino è una delle colonne portanti di AVAPO. Partecipa agli incontri con gli Enti territoriali e le altre associazioni, ma si occupa anche di accompagnamenti a visite e terapie. Sempre col sorriso e la battuta pronta, riesce a trasmettere la determinazione a non piegarsi alle avversità.
Il Doblò
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Il Doblò
Il doblò bianco è stato il primo automezzo di AVAPO Mestre, comprato con fatica per poter accompagnare i pazienti a visite e terapie. I portinai del vecchio ospedale lo riconoscevano, e mille volte hanno alzato la sbarra per farlo passare. Ha le scritte grandi, sulle fiancate, per dare a tutti la possibilità di vedere il numero di telefono e chiedere un trasporto. E’ servito a consegnare centinaia di farmaci al domicilio di pazienti seguiti dal servizio ODO, e col tempo si è deciso di togliere i sedili per rendere più agevole il carico di letti e di sedie a rotelle. Un po’ di ammaccature, il portellone che non si chiude perfettamente, quando lo guidi ti accorgi che non passa inosservato. C’è chi ti guarda curioso, altri osservano se ti riconoscono. Ha ancora molta strada da percorrere, ma per fortuna sono sempre di più i volontari che regalano il loro tempo per utilizzarlo.
Irene e Paola
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Irene e Paola
Hanno imparato a conoscersi e si capiscono. Irene va a trovare Paola da quasi tre anni e la tratta con la stessa tenerezza che ha dedicato a una persona molto cara: sa come si può assistere a casa chi è ammalato perché lo ha fatto col suo Lorenzo, morto di tumore a 18 anni. Dopo anni in cui il dolore è stato più forte di ogni altra cosa ha trovato un nuovo equilibrio. Afferma che continuare a compiere le azioni apprese per amore di un figlio le dà l’idea di non aver imparato inutilmente. Paola questa sincerità la coglie per intero: i suoi occhi e l’espressione del viso comunicano chiaramente quello che prova. Sa quando Irene andrà a trovarla e scruta attenta ogni suo movimento. Un paio d’ore insieme, in un mondo tutto loro: una dimensione diversa, alla quale Irene dice che non saprebbe rinunciare. Sono complici in un’alleanza speciale, impregnata di serenità.
Mariarosa
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Mariarosa
Mariariosa è una dei cinque infermieri che lavorano per l’Ospedalizzazione Domiciliare Oncologica (ODO), il servizio che fa in modo che i pazienti siano curati a casa dai propri cari e da medici ed infermieri che si occupano di tutto, evitando il ricovero. Il trattino d’unione con l’ospedale è lei, la sola che lì dentro ci lavora: consegna gli esami e ritira gli esiti, contatta i reparti, procura le medicine, controlla le cartelle cliniche. Se è vero che molti considerano la malattia come un tunnel lungo e stretto, un corridoio senza uscite, è pure vero che è anche merito di Mariarosa se i malati possono provare a viverla diversamente. I pazienti non la vedono mai, ma riconoscono la sua voce al telefono. Alla sua esperienza ed efficienza si deve molto. Essere sempre di corsa, dice, non le pesa affatto: sa che quando esce c’è la sua nipotina che la aspetta per abbracciarla.
Mariagrazia e Lidia
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Mariagrazia e Lidia
Mariagrazia è una vera donna di casa, ha cresciuto due figli e ha la capacità di “vedere oltre”. Riesce a fare un sacco di cose contemporaneamente: mentre le parli ti sistema una ciocca di capelli o ti toglie dal vestito un invisibile pelucco. Rimasta vedova a causa del cancro che ha colpito il marito, impegna buona parte delle sue giornate come volontaria per aiutare chi ora ha lo stesso male che ha tanto odiato. Il fatto che sia una donna pratica è fondamentale per le persone cui fa compagnia e per le loro famiglie, in quanto riesce a trovare il modo migliore per risolvere i mille problemi quotidiani che la malattia comporta. Col tempo si impara a considerarla un’amica. La si sente vicina, si avverte che ti capisce e che, per quanto può, ti dà una mano. Lidia lo può testimoniare...
Lidia e Federica
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Lidia e Federica
Lidia ha partecipato agli incontri per l’elaborazione del lutto, nei quali ha conosciuto altre persone che si sentivano esattamente come lei e con le quali poteva confidarsi e confrontarsi sapendo che sarebbe stata capita. Col passare del tempo ha intuito che avrebbe potuto fare molto per i suoi nuovi amici e coadiuvata dalla psicologa è diventata “facilitatrice di gruppo”. Con regolarità telefona o va a trovare chi è meno sereno, organizza occasioni di svago (un pomeriggio in gelateria, un pranzo senza impegno a casa sua…), ed è diventata il punto di riferimento per più persone che riescono ad essere contagiate dalla sua serenità rinnovata.
Gruppo di volontari
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Gruppo di volontari
Una volta al mese c’è la riunione di coordinamento per i volontari di AVAPO Mestre. L’ordine del giorno prevede sia la formazione continua che lo spazio per scambiare opinioni e richieste. È un momento fondamentale, perché sono più di 80 le persone che gratuitamente “prestano servizio” per questa associazione, con compiti diversi. Ciascuno ha una “specializzazione” in un ambito specifico, ma è necessario operare in modo sinergico per garantire un servizio efficiente. Gli incontri sono opportunità di scambio delle buone pratiche, informano sulle normative, aiutano ad essere consapevoli delle proprie responsabilità e della propria forza. Queste persone non hanno solo del tempo libero da regalare per una buona causa. Sanno che ciascuno di loro è una maglia preziosa all’interno di una rete solidale.
Stefania e Franca
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Stefania e Franca
Stefania ha un obiettivo ben preciso: permettere che al maggior numero possibile di persone sia garantito il diritto di essere curate a casa sino all’ultimo istante di vita, così come è successo a sua madre. Da otto anni dedica tempo ed energie perché ciò accada, affrontando difficoltà e imprevisti con grande determinazione. Franca, diversa per vissuto e carattere, ma con la medesima forza di volontà ed impostazione operativa, ha ricoperto incarichi differenti come volontaria AVAPO dal 2003. La soddisfazione di vedere che i progetti di assistenza che elaborano sono approvati ed appoggiati dalle Istituzioni e la consapevolezza di alleviare le difficoltà di chi chiede loro aiuto sono linfa vitale per entrambe.
Giuseppina
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Giuseppina
Tanto tempo vissuto facendo mille progetti su come avrebbero passato insieme la vecchiaia, e poi il cancro ha spezzato ogni sogno portandosi via il marito. Giuseppina ha avuto la forza di esaudire il desiderio di Mario, quello di “morire nello stesso letto in cui era nato”. Ha combattuto contro il timore di non essere all’altezza della situazione, perché assistere a casa non è facile, e si teme di non saper fronteggiare i mille imprevisti, soprattutto di fronte all’inevitabile aggravamento del malato. La consapevolezza di aver rispettato la volontà di Mario fa sì che ora Giuseppina possa trasmettere la propria serenità a chi le sta accanto e infondere fiducia a chi inizia ad intraprendere lo stesso percorso di assistenza domiciliare di un proprio caro.
Le mamme
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Le mamme
Quattro donne speciali. Sono state costrette a diventare più forti perché sono mamme che hanno dovuto affrontare la morte di un figlio. Esperienza lancinante, che cambia la vita. Ogni 15 giorni partecipano ad un gruppo di mutuo aiuto per l’elaborazione del lutto, col supporto di una psicologa. Un gruppo specifico per le mamme perché, come dice Annalisa, perdere un figlio è contro natura. E Annalisa, col tempo, è riuscita a trovare la forza per diventare un sostegno per le altre: camminare insieme, imparare a confidarsi e sentirsi capite aiuta a continuare a vivere. Queste mamme sono disposte ad accogliere quelle che arriveranno in un intreccio di rapporti intensi e rispettosi. Sanno guardare il passato, il presente ed il futuro con occhi diversi. Non sempre riescono ad esserne consapevoli, ma sono delle donne in gamba.
Carmen e Marina
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Carmen e Marina
Marina continua a ripetere che senza l’aiuto di qualcuno non avrebbe saputo come fare. Ha la consapevolezza di aver garantito a suo marito la possibilità di essere curato a casa. Curato, non guarito. L’hanno aiutata Carmen e Luana, operatrici socio-sanitarie: il loro è un lavoro che richiede una sensibilità particolare. Come sono riuscite a convincere il signor Claudio, un omone di 50 anni, attivissimo sino a poco prima e poi costretto a letto, a lasciarsi lavare e cambiare senza ledere la sua dignità? Marina ha giocato un ruolo determinante. La sua forza, il coraggio e l’amore per quest’uomo le hanno permesso di affrontare ogni difficoltà. Ha fatto in modo che non ci fosse solo rabbia per quanto stava accadendo. Ha reso piacevole entrare nella sua casa, riservando una parola gentile per tutti. Unici diffidenti il cane ed il gatto, sempre a guardia del loro padrone.
Michele e Max
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Michele e Max
Michele e Massimo sono “gli uomini dei letti”. Si organizzano da soli a seconda dei turni lavorativi, perché sono colleghi, e garantiscono il loro aiuto tutti i lunedì pomeriggio per la consegna o il recupero dei presìdi sanitari più ingombranti e pesanti. Uno dei tanti letti Michele lo ha portato a sua madre; le ha regalato, con le sorelle, la possibilità di restare a casa tutto il tempo possibile senza andare all’ospedale, di avere i suoi figli sempre vicini. Sa, quindi, cos’è l’assistenza domiciliare. Massimo invece ha l’impressione di fare ciò che a suo tempo non ha potuto per un caro amico. Sentono che non stanno togliendo tempo e attenzione alle famiglie, che condividono le loro scelte. E la fatica fisica è resa più lieve dalla consapevolezza di alleggerire il peso di chi sta assistendo un proprio caro a domicilio.
Gianni e Fausta
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Gianni e Fausta
I dipendenti dell’azienda di trasporti di Treviso mettono a disposizione dei malati un’ora di tempo ciascuno la settimana. Guidare è la cosa che san fare meglio, così accompagnano chi ne ha bisogno all’ospedale. Una banca del tempo libero speciale. Gianni è convinto che i buoni esempi vadano copiati, perciò si è organizzato con dei colleghi in pensione e sono diventati volontari AVAPO. Forniscono un tipo di aiuto che per la signora Fausta è fondamentale. Per lei spostarsi è faticoso; vivere da sola, poi, rende tutto più complicato. Ma ci sono loro, per fortuna. Gianni e colleghi hanno permesso che altri volontari si dedicassero ad incombenze differenti, come la consegna di farmaci o il servizio di compagnia, rendendo migliore e più ricca l’offerta di aiuto. Così sì può dare una mano anche alla vicina di casa della signora Fausta…
Mariagrazia Lidia e Franco
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Mariagrazia Lidia e Franco
Lidia può raccontare una storia simile a quella di molti, ma differente da qualsiasi altra, con delle difficoltà come quelle di tanti, ma con la presenza di chi è disposto ad aiutarla e sa come farlo. Lidia è una donna minuta, ammalata, che come tutti ha il diritto di vivere la miglior qualità di vita possibile. Il fatto che abiti da sola rende più difficile la quotidianità: l’età e lo stato di salute non buono costituiscono dei limiti, ma alcuni problemi possono essere risolti. Ecco perché Mariagrazia e Franco sono con lei, perché fanno parte di una associazione di volontari ed hanno imparato come si può agire per limitare o superare alcune difficoltà. Si attivano prodigandosi come se i problemi fossero loro, dimostrando di saper “dare voce” alle persone che non sono più in grado di farlo.
Silvia e il Don Vecchi
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Silvia e il Don Vecchi
Silvia ha conosciuto i volontari di AVAPO Mestre parecchi anni fa, una domenica mattina, quando, ospiti del parroco, distribuivano volantini illustrando i servizi per cui avrebbero potuto rendersi utili. Una chiacchierata con Stefania che, dopo cinque minuti, l’ha vista tornare con una rosa del proprio giardino, come segno di riconoscenza per la gentilezza dimostrata. Ha assistito il marito che è morto di tumore e si è ammalata a sua volta. C’erano parecchie candeline da spegnere sulla sua torta, a febbraio, e molti pensieri nel cuore. Una donna di questa età non dovrebbe avere nessuna preoccupazione, ma purtroppo non è così. E’ un dovere darle una mano da parte di chi può farlo, una sfida che alcuni volontari hanno raccolto volentieri. La sensibilità che utilizza per ringraziare di ogni aiuto ricevuto, anche il più piccolo, è un dono per chi ha imparato a conoscerla.
Adelio
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Adelio
Difficile immaginare tanto dolore, dietro a quel sorriso. E’ stata la figlia a contattare l’AVAPO Mestre: voleva sapere se si poteva aiutarlo a superare il vuoto e la sofferenza lasciati dal lutto. Un corso di formazione ed ha iniziato ad accompagnare anche altre persone a visite e terapie, così come aveva fatto con la moglie Luciana. Lo stesso nome della prima persona a cui ha portato il suo sostegno, da volontario, molto tempo dopo. I malati quando sono con lui si sentono coccolati: non mancano mai la barzelletta o il caffè, e sottoporsi ad una visita di cui si teme l’esito pesa meno. Nonostante la sua mole, Adelio ha il potere di alleggerire i tempi d’attesa. Ci è già passato, sa quanta ansia si prova e ha la sensibilità per riempire quei vuoti con le parole o con i silenzi adatti al caso. Una grande sensibilità,… in un uomo così grande.
Amorino e Alfrida
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Amorino e Alfrida
Si tengono ancora per mano e sorridono. Tanti anni di matrimonio in cui hanno condiviso tutto: compreso, adesso, uno stato di salute non buono. Tutti e due si sottopongono a cicli di terapie per contrastare la malattia: hanno festeggiato il loro 57° anniversario di matrimonio in un reparto d’ospedale. Preoccupati per le difficoltà che verranno, per la paura di essere un peso, consapevoli di non potercela fare da soli, han chiesto aiuto all’AVAPO Mestre per essere accompagnati alle visite. Utilizzare l’autobus sarebbe impossibile, e i figli non possono assentarsi così spesso dal lavoro. I volontari che li accompagnano – ci sono sempre sia lui che lei, anche se la terapia è solo per uno dei due – sostengono che suscitano un’enorme tenerezza, e che è un piacere trascorrere del tempo in loro compagnia.
Laura
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Laura
A volte è proprio difficile affrontare le situazioni della vita. Non si può decidere di sé, non si hanno la forza né la possibilità di fare ciò che si vorrebbe. A causa della malattia Laura fatica ad arrivare da sola all’ospedale. Sta imparando che si può chiedere aiuto e che c’è chi è disposto a fornirglielo: con discrezione, senza che la sua vita e la sua volontà ne risultino prevaricate. Tra queste persone ci sono gli amici. Spesso le difficoltà sembrano insuperabili, e c’è sempre qualcosa che non va per il verso giusto. Ma la tua amica è lì, accanto a te. Vorrebbe proteggerti anche se non può fare altro che ascoltarti e capirti. Però forse è proprio questa la cosa più importante che può fare. Non può mettersi nei tuoi panni ma capisce. La forza dell’amicizia può essere più efficace di una potente medicina.
L'equipe
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L'equipe
Medici, infermieri, psicologa e responsabile dell’AVAPO Mestre hanno contemporaneamente sott’occhio le situazioni di tutti i pazienti. Assistono a domicilio gli ammalati in fase terminale, garantendo loro, con un’assistenza 24 ore su 24, la possibilità di essere curati a casa evitando il ricovero ospedaliero. Devono essere flessibili, disponibili e veloci nell’affrontare tutte le variabili che la malattia presenta. Il fatto di lavorare in équipe li rende più forti perché riescono a cogliere e comunicare aspetti diversi di una stessa situazione. Sanno essere professionali, ma al tempo stesso comprensivi e partecipi. Promuovono le cure palliative e al tempo stesso si fanno carico del sostegno della famiglia della persona malata. Difficile, ma ci riescono.
Ennio e Laura
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Ennio e Laura
Ha guidato per tanti anni gli autobus dell’ACTV controllando che i passeggeri pagassero il biglietto e tenendo d’occhio l’orologio per essere sempre in perfetto orario. Ora che è in pensione Ennio continua a fare l’autista, ma in modo diverso. Accompagna chi ne ha bisogno a fare visite e terapie all’ospedale, oppure negli uffici per sbrigare pratiche varie. La signora Laura lo sa e si sente sicura. Per andare all’ospedale è nelle sue mani. Lui comunque riserva anche agli altri la stessa gentilezza: li va a prendere a casa, chiacchiera mentre aspettano, li riporta indietro. Non c’e biglietto da obliterare, i tempi seguono un fluire lento e qualche volta c’è una fermata in più, per bere insieme un caffè ed ascoltare le confidenze dei suoi passeggeri. Nessuno stipendio a fine mese: è un volontario, come ricompensa ha la consapevolezza di essere utile ai suoi concittadini.
Luciano ed il marito di Giuseppina
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Luciano ed il marito di Giuseppina
In un caldissimo pomeriggio di luglio Luciano e il marito della signora Giuseppina hanno affermato all’unisono che “si riceve molto più di quello che si dà”. Parlavano di gratitudine. Luciano ha portato un pacchettino con le medicine e ha ricevuto delle albicocche dolci e mature, appena raccolte. Un gesto spontaneo, una gentilezza, il piacere di donare qualcosa di proprio. Le albicocche dell’uno e il tempo dell’altro. Il primo ha la possibilità di vedere che la moglie è curata a casa, invece che all’ospedale, e può restare sempre con lei. Il secondo lo aiuta portandogli i farmaci di cui necessita. Luciano confessa che a volte si sente in imbarazzo, perché si emoziona quando le famiglie lo rendono partecipe delle loro esperienze. Si lascia coinvolgere e si vergogna un po’ se avverte che la sua sensibilità si rende visibile. Ma è proprio questo che lo rende così autentico.
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