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Il ricordo e l'ora magica

28-03-2017 19:45

tags: poesia, bologna, ricordo, deus,

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Una musica riaffiora il ricordo,
mentre guardavamo il mondo ed i nostri disaccordi.

Era l’ora magica,
e guidavo,
senza riuscire a staccare la mia mano dalla tua.

La luna ci guardava abbracciati
e convulsi
in quella stanza,
sopra i tetti di Bologna,
fatta di vetri
senza tende,
senza nessun ritegno,
ne pudore,
un letto perennemente sfatto,
valigie sempre pronte
a fuggire,
per chi sa quale direzione
e quale motivo.

Erano incontri
come di suoni di violini elettrici
urlanti,
baci che aspiravano l’anima,
eterni cristalli
di umida
e profumata saliva,
fatti per svelare la pace
di cuori
in un tumulto d’amore perenne.

Petali di fiori di pesco,
soffiati da una brezza di primavera,
tiepida e profumata,
come i tuoi capelli
mentre passavamo
ed il mio pensiero era acceso
come mille fonderie di acciaio,
che turbinano e fagocitano e vomitano
fuoco e metalli.

Ma ogni ora magica
finisce,
e lascia solo una crepa
in un cuore
che diventa solido
senza più battiti,
ma creato nel marmo più bianco
e candido
con scolpito
sopra
un sorriso.

Sentivo,
che erano due vite
pronte ad esplodere,
mentre filavano come razzi verso l’infinito
dello spazio siderale
nel freddo più profondo.

Due ballerini separati
tenuti assieme
solo dal magnetismo indotto
del loro desiderio assetato.

E ti dicevo
che averti
era come un mangiare,
alla tavola degli Dei.

Ma quello che è restato,
dopo
è un misero fast food
di periferia
pieno di vita sudaticcia
melodorante e
persone sgradevoli
e grassoccie
e superficiali
e hamburger scaduti.

Come potrei nutrirmi allora?
ancora
se non ho la tua anima
accanto alla mia,
se
non vedo i tuoi occhi.

Il disastro ideale,
che ci ha accompagnato
sempre,
ma si teneva
a debita distanza,
pronto al suo
colpo di scena
più letale.

Anni vissuti in un sogno di fuoco,
hanno partorito,
una vita da vivere
in un quotidiano
e abitudinario
e rassicurante
gelo.

Resta una canzone e
il ricordo della tua pelle
sotto le mie dita,
il tuo profumo,
le tue morbide gambe,
mentre le parole d’amore sono sepolte,
e gli orgogli bugiardi di entrambi
spediti
veri colpevoli
sulla sedia elettrica dell’inutilità.



Lo Sguardo e l' Ombelico 04 marzo 2017

Lo Sguardo e l'Ombelico - 04 marzo 2017

Centro Culturale Candiani - Mestre Venezia

Settimio Benedusi




La Fotografia è una cosa importante

Settimio è un fotografo molto conosciuto, e non ha bisogno di grandi presentazioni. Come per tutti gli ospiti della manifestazione “Lo Sguardo e l’Ombelico” è sufficiente dare un occhio ai loro lavori, nei loro siti, per capire la portata del loro “sguardo”.
E’ partito nella sua esposizione portando veramente poche fotografie, ma relazionandosi molto con il pubblico e sulla base di slide, con frasi di appoggio, ha tessuto un discorso di due ore catalizzando l’attenzione dei presenti e inoltrandoli sui concetti cardine della (mi si permetta il termine) “mala education” fotografica odierna.

Ci ha riassunto per macro frasi, dei temi che devono far poggiare il nostro pensiero fotografico e da li, fargli prendere dei nuovi percorsi, lasciando a casa le cattive abitudini acquisite.



Li elenco, perchè …

La fotografia è una cosa importante

Moderate l’ego

Rischiate sempre

Rinunciate al consenso

Mettetevi in gioco

Domandatevi il perchè

Bisogna conoscere ciò che si fotografa: studiate!

Mangiate buon cibo, leggete buoni libri, guardate buoni film, ammirate buona arte

Eliminate il superfluo

Salite sulle spalle dei giganti per vedere più lontano

La fotografia è un linguaggio: raccontate storie

Realizzate qualcosa che vostra madre disprezzerebbe

Più grande è la firma sulle vostre foto più fà cagare: non mettetela

Guadagnateci qualcosa

Cercatevi un committente: vi renderà più liberi

Realizzate brutte fotografie



Potrebbero essere cose banali dette così, ma non lo sono, e tra di loro un sottile legame c'è.
Potrei anche osservare che forse queste sono le considerazioni che accomunano tanti veri fotografi, e se penso agli incontri avvenuti fino ad ora e a quelli che seguiranno, sono certo che abbiamo trovato e troveremo questi assunti anche nel pensiero degli altri ospiti della manifestazione.
Comunque, durante questa esposizione, Settimio non ha mancato di scherzare con il pubblico, provocare, e creare una sorta di satirica consapevolezza sugli atteggiamenti paradossali di gran parte dei ph. (così si definiscono) attuali, mi riferisco a coloro che amano definirsi fotografi a priori, pur essendo fotoamatori a tutti gli effetti (le parole sono importanti, diceva Moretti).



Settimio non ha mancato di rendere tutto il pubblico partecipe in un suo video pubblicato su Instagram a questo indirizzo.

Alla fine abbiamo sempre molto da imparare, tutti … e anche se l’approccio da fotografo provocatore, e dirò di più "intrattenitore" a tutti gli effetti, può "catalogarlo" facilmente, a detta di molti suoi detrattori, quando abbiamo anche mangiato qualcosa assieme, sono emerse le parti private di un Settimio fatto di sogni, idee, cultura, attenzioni, e passione per la fotografia che lo accomunano ad altri bravi Fotografi che ho conosciuto. Cose che ai "ph." mancano.



Non resta che ringraziare Settimio Benedusi per aver accettato il nostro invito, il Centro Culturale Candiani per averci ospitato e PhotoMarket Video di Mestre per averci fatto da sponsor.

Da parte di quelli che amano la fotografia (e mi pare che siamo in parecchi) ... GRAZIE!




Tutti i testi e le foto sono protette da copyright.
E' vietato ogni utilizzo o riproduzione anche parziale non espressamente autorizzato dall'autore.
Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2017

Lo Sguardo e l'Ombelico 11 febbraio 2017

Lo Sguardo e l'Ombelico - 11 febbraio 2017

Centro Culturale Candiani - Mestre Venezia

Efrem Raimondi




Un escursus emotivo, dalle origini fotografiche di Efrem Raimondi fino ai giorni nostri. Un insieme di esperienze rappresentative che confermano un talento innato per la produzione di immagini evocative e molto punk. La fotografia come elemento arbitrario della visione di un autore e molto altro. Qui allego il video dell'incontro, prodotto da Francesco Brunello. Purtroppo non è visibile da cellulare ma solo dagli altri dispositivi.





Qui trovate il sito di Efrem Raimondi e qui il suo blog



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Lo Sguardo e l'Ombelico 28 gennaio 2017

Lo Sguardo e l'Ombelico - 28 gennaio 2017
Centro Culturale Candiani - Mestre Venezia

Riccardo Caldura (prof. di Fenomenologia delle Arti Contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Venezia)

Fulvio Bortolozzo (docente allo IED di Torino, fotografo e curatore della rivista/laboratorio REST)





Ogni autore citato è linkato ad una pagina di riferimento per permettere di avere informazioni aggiutive.


Il rapporto tra la fotografia e l’arte è stato il centro del discorso del prof. Riccardo Caldura (insegnante di Fenomenologia delle Arti Contemporanee all’Accademia di Belle Arti di Venezia). Un escursus didattico che partendo dal lavoro di Lazlo Moholy-Nagy e dell’avanguardie Dada e Bauhaus arriva agli anni 60/70 con un altro fenomeno rilevante che è quello del New Topographics americano e degli inevitabili riversamenti negli artisti dell’europa di quegli anni e la nascita della scuola di Dusseldorf. Ci viene fatto osservare quanto il concetto alla base dell’intenzione dell’artista ed il metodo espressivo dello stesso sia preponderante rispetto alla fotografia che viene vista solo come una fredda operatrice che riporta il fatto in esame nel suo più realistico contenuto.
Nei suoi riferimenti troviamo Douglas Huebler ed Edward Rusha, che ci fà capire come il concetto prevale sull’atto fotografico . Passando alla scuola di Dusseldorf ci siamo concentrati sul concetto di griglia di Bernd ed Hilla Becher con gli allievi Andreas Gursky, Thomas Stuth e Alex Hutte.

Fulvio Bortolozzo invece ci propone una panoramica ricca di aneddoti, partendo dalla meccanicità delle fotografie di Edouard Baldus e Nadar, parlando poi di Alfred Stieglitz, Eugene Atget, Walker Evans, August Sander, Robert Frank, Mario Giacomelli, Lee Friedlander, arrivando a Stephen Shore, William Eggleston, Luigi Ghirri e Gabriele Basilico … non abbiamo avuto il tempo di continuare il percorso.
Rammento in queste righe che Fulvio è curatore di una rivista che si chiama “REST” e che potete trovare in vendita qui, inoltre tiene un blog sulla fotografia a questo indirizzo.

Fatto sta che in questo primo incontro abbiamo avuto maniera di ripercorrere la fotografia del ‘900 per riappropriarci di autori che ci serviranno per capire i percorsi dei prossimi ospiti. Abbiamo fatto le dovute distinzioni tra fotografia ed Arte, o almeno abbiamo capito in che casi la fotografia lo diventa. Non mi resta che ricordarvi che il prossimo autore Efrem Raimondi sarà da noi al centro Culturale Candiani l’11 di febbraio alla 18:30.


Si ringrazia ancora il Centro Culturale Candiani ed i suoi dirigenti nonché i tecnici e lo staff per avere creduto in questa iniziativa e contribuito al successo di questo incontro insieme allo sponsor tecnico PHOTO MARKET VIDEO di Mestre.




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Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2017




Les Rencontres de la photographie, Arles

07-09-2016 22:03

tags: Arles, Rencontres, Fotografia, Mostre, Incontri, Storie,

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47ˆ Edizione - Settimana di apertura dal 4 al 10 luglio 2016
Dopo circa 8 ore di guida, arrivo ad Arles, una cittadina appena al di sopra di Marsiglia, posizionata a Nord solo a pochi chilometri dalla foce del Rodano. Arles è il più grande comune della Francia, con un territorio superiore a quello di Parigi. I monumenti più importanti, però, sono a pochi passi l'uno dell'altro, nel centro storico di questa bella cittadina che vivacchia placida sulle sponde del Rodano. Ha un passato glorioso, di cui conserva l'Arena e il Teatro Romano, a cui bisogna aggiungere il portale e il chiostro della Chiesa di St. Trophime, tutti entrati a far parte del Patrimonio mondiale dell'Umanità tutelato dall'Unesco. Arles è punto di passaggio obbligato durante una visita in Provenza, soprattutto per chi vuole visitare la Camargue.

Quando arrivo il cielo è terso e spira sempre una brezza da nordovest che rinfresca la calura e la rende secca. Così, tramite il presidente del Fotoclub Padova, al quale mi sono aggregato, in maniera metodica ed organizzata mi sono preparato a questa mia prima visita a "Les Rencontres de la Photographie".

Qui vi metterò alcuni scatti ed alcune considerazioni



Già la prima mostra mi colpisce ed affascina, "La perfetta imperfezione", (una collettiva ... parliamone ... uno degli artisti è Joan Fontcuberta) un esempio a dir poco lampante sul concetto di fotografia d'arte. Spesso se ne discute in maniera anche fin troppo ampia. Ma il succo rimane che la fotografia artistica è il mezzo con cui un artista contemporaneo si esprime, cioè la fotografia diventa un mezzo, non l'origine, non viene da un "fotografo" e prioritariamente campeggia il concetto o ancor di più il progetto di comunicazione ed il suo relativo linguaggio. Per cui se vedi foto come queste e ti viene il classico "ma che che foto sono?" "non capisco.. ma che c...o di foto!", ecco, ... passa oltre che và bene ...



Don Mc Cullin, non ha bisogno di presentazioni, una bellissima antologia dei suoi più famosi lavori in una delle location centrali. Mostra bellissima, dove peraltro si ha l'occasione di vedere com'era Palmira, prima di venire distrutta dai talebani. Dai suoi primi lavori alle ultime riflessioni sui paesaggi. Qui un accostamento a Salgado viene ovvio, anche lui distrutto interiormente dalle visioni delle guerre torna a sublimare la bellezza della terra ... per cucire e guarire le sue cicatrici dell'anima ... come il fotografo brasiliano ... però con meno ... meno pubblicità.



Ad Arles ogni muro è buono per diventare una piccola esposizione, rimandi, appuntamenti, feste, vernici, di tutto... tanti giovani artisti non selezionati appendono le loro foto sui muri.. una maniera a basso budget per far vedere i propri lavori.



Uno dei punti di ritrovo principali della cittadina è la piazza Du Forum, dove tutti i ristorantini in queste settimane lavorano senza sosta. Un punto dove ti puoi ritrovare a mangiare a fianco di qualche celebrità del mondo fotografico che mangia la tua stessa paella. Lì si danno appuntamento tutti e nel caos generale la vita della cittadina diventa una specie di movida fotografica.



Oltre alle esposizioni ufficiali, un centinaio di altre location vengono adibite ad esposizioni. Così ti può capitare di entrare in un garage fino a poco tempo prima abbandonato, che invece ospita i giovani emergenti della fotografia europea. (sic! .... e che foto!)



Interessante lo Yakusima Photography Festival che porta i suoi migliori lavori ad Arles. In uno bello spazio le fotografie giapponesi emergono in tutto il loro minimalismo, e con la solita armonia insita dei loro paesaggi. Sperimentazione di alcuni, documentazione di altri. Anche le modalità di esporre diventano gioco visivo.





In una cittadina che mi ha sorpreso, per la mitezza del clima, e l'aspetto, un po fatiscente degli edifici, non poteva mancare un aspetto turistico che però, pare appassioni tantissimo i camarguesi. La "Course Camarguaise", una sorta di scontro con il toro, che (per fortuna) non viene ucciso ma solo affrontato da un gruppo di corridori che devono sfilare una marca dalle corna dell'animale, di corsa ... tenendo conto che l'animale spesso rincorre ferocemente chi gli si avvicina. E le incornate sono frequenti .... (... non rompete le balle al cavaliere nero!!)





Qualche aspetto serale degli incontri che si protraggono fino a tarda sera.



Les Ateliers, uno spazio enorme dove gran parte delle esposizioni si concentra. Un vecchia zona industriale riconvertita, bellissima, dove a fianco la grande archistar Frank Gehry, sta realizzando una zona di esposizione veramente futuristica.



La lettura dei portfoli avviene in varie parti della città. Centinaia di giovani si avvicendano per sottoporre ai "guru" i loro lavori. Ad ognuno sono concessi 20min, qualche settimana prima dell'apertura della manifestazione tutti i lettori erano "sold out" ... ma quanta fotografi ci sono?



Il Maestro Ferdinando Scianna ad Arles per una sua esposizione in una delle gallerie del centro.



A pochi chilometri da Arles, il mediterraneo lambisce Les Saintes Maries de la Mer ... un piccolo ma carinissimo paese, vale la pena trascorrere qualche ora.





Una delle mostre che più mi hanno colpito, quella di Eamonn Doyle "END". Grandi fotografie di gente e posti di Dublino, portano a ragionare su degli elementi di decadenza del genere umano. Un europa anziana, spenta, preoccupata, la parte giovane senza futuro, schiavizzata dai mass media. Un lavoro enorme e grandioso, in termini fisici proprio. Alcune foto erano grandi come i muri che circondavano lo spazio espositivo. Coinvolgente.

Esponevano inoltre, Michael Ackerman, Andres Serrano, Maurizio Cattelan & Pierpaolo Ferrari, William Klein, Yann Gross, Bernard Plossu, Sid Grossman, Ethan Levitas / Garry Winogrand e tantissimi altri. Le mostre rimarranno aperte fino al 25 settembre 2016. Qui il sito ufficiale. Les Rencontres

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SI Fest Savignano sul Rubicone

L’appuntamento con Savignano Immagini è uno di quelli a cui un buon appassionato di fotografia non può rinunciare. Vista la densità di mostre presenti e di personale addetto ai lavori.

Sono partito da Mestre, ed in un paio di ore il paese di Savignano sul Rubicone mi ha ben accolto con un bel sole, che poi comunque nella giornata avrebbe lasciato a tratti il palco per lasciare il posto ad un a pioggerellina leggera ma non fastidiosa.Tutto il paese è organizzato per contenere in questi tre giorni un insieme di iniziative di tutto rispetto: esposizioni, incontri, dibattiti, letture portfoli, insomma un concentrato di attività fotografica.

Devo dire che le mostre che ho visitato erano molto belle ma alcune erano sicuramente di un livello qualitativo enorme. Mi riferisco, ma forse qui sono un po di parte, al lavoro di Gabriele Basilico sull’Iran 1970, lavoro giovanile ma con tratti di maturità enormi. Questo a confermare le doti ed il talento del giovane fotografo che sarebbe diventato un riferimento per molti pochi anni dopo. Il corpo lavoro rieditato dalla moglie Giovanna Calvenzi e diventato un libro e fà scoprire con stupore dopo 45 anni questi scatti taciuti.

La sezione dedicata invece a Mike Brodie intitolata “A period of a juvenile prosperity” mi ha letteralmente fatto sobbalzare. Quando si dice talento, visione, fotografia, tutto questo viene riassunto in un ragazzo di diciassette anni che si sposta con i treni in una terra sconfinata come quella tra l’Arizona e la Florida per andare a trovare i propri amici. E intanto fotografa. E’ l’unico caso che posso appurare di un fotografo che ha talento anche senza esserne conscio, e non come supposto dalla totalità delle giovani leve che si affacciano alla fotografia. Tanto è vero che nel suo lavoro si respira questa mancanza di presuntuosità e viene confermato dal fatto che, scoperto e diventato un apprezzato fotografo dai media americani, ed emulato da centinaia di aspiranti nei toni ma non nelle intenzioni, lui abbia deciso di continuare a fare il meccanico e non altro.

Molto bello il lavoro di Martina Bacigalupo e come al solito le foto oniriche di Paolo Ventura che raccoglie le sequenze di Douane Michals e ne trae una visione personale. Anche tutti gli altri autori sono sicuramente interessanti, ma nell’insieme questi mi hanno raggiunto particolarmente. Alla fine, in questa kermesse, ho anche incontrato vecchi amici ed è nata l’occasione per bere assieme un havana-cola alle 3 del pomeriggio mentre qualcuno si fumava beatamente un sigaro ed il tutto è diventato un bel momento di rilassamento e di piacevole dialogo.

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