giovanni cecchinato
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Il progetto prima dello scatto



Ciao a tutti,
eccoci a questo secondo appuntamento dedicato alla fotografia per il gruppo “Mestre Mia”.
Visto l’insieme di elementi trattati l’altra volta, oggi sarò più leggero, e spero di riuscire a raccontare meglio i miei pensieri.
Non vi introdurrò ad Evolutio Visio come promesso, lo farò nel prossimo articolo.
Oggi vi parlerò di un altro argomento, secondo me importantissimo in fotografia. Parlo del “progetto fotografico” che sta prima di ogni fotografia. Resta inteso tra di noi, che l’ esempio che seguirà sarà comunque sul nostro territorio, su Mestre in particolare.

Da fotografo, tengo molto alle idee che precedono qualsiasi fotografia. Vivendo poi in un epoca che ridonda di immagini fotografiche, però, logico che quasi tutto sia ormai visto e trattato.
Ogni qualvolta ci proponiamo di fare qualcosa, la nostra idea è sicuramente già stata usata, e la nostra fotografia già ampiamente scattata da chissà quante altre persone.
Non a caso, ludicamente parlando, è apparsa sul mercato una macchina fotografica che non scatta la foto se quello che vogliamo riprendere è già stato pubblicato fortemente sul web o ha un numero eccessivo di geo-tag. Una sorta di diniego allo scatto che, ne sono sicuro, porterebbe l’utente medio ad una forte frustrazione in merito, ma penso anche al fotografo esperto. La macchina disobbediente si chiama “Camera Restricta” dateci un occhio qui. Se vi avanza del tempo date un occhio anche al video che parla di una ragazza che tenta di scattare delle foto a Copenhagen.

Come fare allora per poter avere qualche margine di differenza tra tutto ciò che prolifera in questo mondo e la nostra produzione?
La mia personale risposta, e convinzione, sta nell’idea, nel progetto, nell’insieme fotografico.
Diciamo anche che non è solo mia, ma è una considerazione ben sedimentata in molti grandi autori e critici fotografici.
Ce ne parla ampiamente Augusto Pieroni in un libro che dovrebbe avere ogni fotografo che si chiama "Leggere la fotografia".
Reperimento, Elaborazione, Acquisizione, Processo ed Edizione, sono le cinque fasi operative che dovrebbero precedere e poi accompagnare le immagini, ma non mi dilungherò su di loro.
Ecco perché un immagine può non contare molto, sopratutto se vistosa, ma contano di più, un insieme di immagini.
Una sorta di racconto che ci permetta di leggere la visione di quella persona, di quell’autore.
La sua personale maniera di vedere il mondo, il suo “linguaggio”, che come ricorderete abbiamo cominciato a discutere nell’articolo precedente.

Spesso si confronta la fotografia con la pittura.
Io non lo ritengo esatto, tenderei a confrontare la fotografia con la scrittura. Anche qui non sono solo.
Nel senso che, un insieme di immagini possono raccontare una storia, un’idea, ma fanno capire se l’autore ha un progetto, una maniera di proporre il suo lavoro omogenea e continuativa.
L’insieme può essere inframezzato da punteggiature, accenti, che lo caratterizzano, tramite colori e settori. Può parlare di persone o volumi, ombre o luci, fermandosi su dettagli o su ampie vedute.
Ecco che allora l’insieme, che forzatamente deve essere preceduto da un pensiero, comincia a raccontare non solo una storia ma anche la vita ed i sentimenti di colui che ci sta proponendo il tutto, con la sua personale visione.

Gli autori di spessore, così come gli scrittori importanti, sono riconoscibili per il loro stile, per la personalità univoca che trasmettono alle loro opere, alle loro fotografie, quasi una cessione fisica del loro carattere e della loro visione in ciò che producono.
E che si riscontra omogeneamente in tutto i loro operato.
Non dunque uno stilismo (come ha detto Ferdinando Scianna), ma un vero e proprio stile.
Non frutto di un attimo ma di un pensiero continuo.
Come ci ha ribadido Efrem Raimondi poco tempo fa in una conferenza al Centro Culturale Candiani, non si ritrae qualcosa o qualcuno, quando si scatta, si ritrae se stessi.
Ne consegue che la propria immagine e il proprio pensiero vengono distillati nel proprio lavoro fotografico e visibili non in uno scatto ma in un gruppo di immagini.

Per arrivare all’ esempio che vi propongo oggi, appongo ancora una piccola precisazione.

Circa un anno fa su Facebook incontrai un gruppo di fotografi che si erano uniti in un gruppo che si chiama “L’elogio dell’ombra”.
Fotografi che da tutta Italia si confrontavano su di un tema diciamo “banale” come quello dell’ombra, tentando di estrapolarne, distillarne l’inusuale, trovandone la forma giusta per “elogiare l’ombra”.
Per cui un progetto pregevole di unione di persone ed idee che tentano di produrre del materiale fotografico con un tema preciso e dei paletti definiti.
Ad oggi un gruppo di autori selezionati di questo gruppo (tra cui mi annovero) ha portato i risultati di questo gruppo in una mostra collettiva in più sedi espositive : Novafeltria (RI), Calcata (VT), Modena, Fanano (MO), e a breve altre date porteranno quei lavori in altre parti d’Italia.

Quando mi sono apprestato a candidare le mie foto, ho fatto precedere più di un ragionamento. E solo poi ho deciso di mettermi in gioco.

Le foto esposte nella collettiva riguardano Mestre e sebbene dovessero parlare di ombra, ho voluto che vi fosse una idea precisa in merito.
L’ombra come ristoro, ma anche un limite labile (dove finisce? dove inizia?) con la luce.
Come labile è il confine tra la vita e la morte.
Per chi conosce un po della mia vita sa che la perdita di tutta la mia famiglia mi ha segnato profondamente.
Ma nonostante tutto, la speranza o il conforto di persone care, ha lenito nel tempo i vari malesseri.
In una particolare parte della mia città, la quale, povera, è al centro sempre di mille polemiche, ho stranamente trovato una sorta di piccola pace e serenità.
Ora, in un determinato momento della giornata e dell’anno, sono riuscito a catturare, in questa sequenza, la mia sensazione di dove luce e ombra si sovrappongono.
Dove l’ombra ristora dall’arsura, insieme a dei simboli metaforici di vita, e di passaggio del tempo.
Forse nel ristoro dell’ombra, una sensazione di una qualche protettiva presenza, sempre vigile, ristoratrice.
Ecco dunque, questa era la mia visione, prima di creare le immagini che vi propongo, e che ora parlano di Mestre in giro per l’Italia.


Mestre 2015 - Canale dell'Osellino









Spero ancora ancora di non avervi annoiato, nel contempo spero di esservi stato utile per capire un po di più questo delicato ma complesso mondo fotografico. Anche se lo scribacchino non è tanto bravo. Alla prossima, e lasciate i vostri commenti senza timore.



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E' vietato ogni utilizzo o riproduzione anche parziale non espressamente autorizzato dall'autore.
Giovanni Cecchinato Fotografo - All rights reserved - © 2017

Le domande del bianco e nero. Parte uno

08-09-2016 04:05

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Le domande del bianco e nero, ovvero del "meglio avere dubbi che avere solo certezze"
Piccolo vademecum ai quesiti del fotografo proto-cosciente.
Critica un sapiente e lo renderai ancor più sapiente. Critica uno stolto e ti farai un nemico.

Parte Uno - Prima dello scatto

Da tempo mi vengono chieste delucidazioni su alcuni argomenti riguardanti la fotografia in generale. Sia chiaro, non mi considero un maestro, ma dopo svariati anni di professione, qualcosa sulla fotografia lo ho capito.

Ho capito che bisogna sempre farsi delle domande …

Si … perché mi accorgo che ce n’è sempre da imparare … non è mai finita …

Infatti come recita un vecchio detto veneto che mio nonno citava sempre: “Il saggio non sà nulla, l’intelligente ha molti dubbi, el mona sa sempre tutto”

ecco…

anche nella fotografia coloro che sanno tutto … con delle esclusioni …. fanno parte dell’ultima categoria.

(dico esclusioni, perché esiste comunque una schiera di persone, professionisti, docenti, giornalisti, critici, esperti, che di fotografia ci vivono quotidianamente, con competenza, che non oserei mai introdurre nell''ultima categoria).

Per cui, nella fotografia in bianco e nero, (ma anche in quella a colori) alcuni dubbi debbono sorgere, in più fasi dell’operatività.

Reputo giusta una considerazione fatta in un articolo di Settimio Benedusi, nel quale lui diceva che una foto in bianco e nero è l’ultima spiaggia di una fotografia brutta.

Quando una foto è venuta male a colori, spesso si tenta la magia del bianco e nero, perché nel mostrarla a qualcuno … “ah! adoro il bianco e nero!” … ecco … si aspetta solo questo .. per quando insulso ne sia il contenuto…

Ora, penso di poter fare delle mie considerazioni su questa tecnica e ... porre delle domande che sono le stesse che io mi pongo quando scatto.

Tra un po .. ve le illustro… sperando che servano almeno per arrivare alla considerazione che tecnicamente, quella che abbiamo prodotto sia una buona foto in bianco e nero.

Augusto Pieroni diceva nel suo saggio “Leggere la fotografia” che una fotografia deve avere prima di se … Contesto Forme e Contenuti … ma deve avere sviluppato prima, una fase di ideazione, di reperimento, di scatto, di sviluppo e di esposizione….

Quindi cominceremo con le domande che riguardano l''ideazione ed il reperimento.

Che poi … piccolo ragionamento … alcune di queste domande vanno bene sempre … in qualsiasi fotografia che scattiamo …

Dictat - Per fare una foto in bianco e nero, la penso prima in bianco e nero.

… e mi domando ….

- Questo contesto che voglio fotografare è migliore se reso a colori o B&N? Può andare in tutti e due i casi?
- Sono sicuro che in B&N verrà qualcosa di significativo?
- A che cosa devo dare rilevanza ? Qual’è il soggetto? Ha un senso in B&N?
- Ci stò mettendo qualcosa di mio? O stò solo fotografando alla “cazzicanista” … pardon! … compulsivamente?
- A qualcuno interessa quello che stò vedendo? e di conseguenza quello che voglio fotografare?
- Racconta qualcosa?
- E’ solo un introspezione mia o voglio che “gli altri” la guardino? Perciò … sto cercando di esprimere qualcosa di comprensibile agli altri? meglio ancora il mio linguaggio è comprensibile?
- Sto citando qualche autore del passato? Se si ... lo faccio bene? Ci sto mettendo anche del mio?
- Sto evitando cose ed oggetti o porzioni di inquadratura che disturbano l’immagine?
- Gli angoli? I margini? Come verranno?
- Sto cercando di ridurre al minimo le cose da includere nella composizione?
- Fà parte di un mio progetto? Ho cercato di metterci la mia visione in maniera da rendere omogenea una futura visione?
- La stò percependo in B&N?!!? (me lo devo ripetere bene..)
- Saprò trattare tutte le tonalità che vedo ora a colori?

e qui mi fermo … o se volete aggiungetene voi ...

Sia chiaro … non è che devo ingaggiare un burocrate che mi confermi tutto prima di andare a fare uno scatto … ma … a mano a mano che mi pongo tutte le questioni (e c’è spazio per mille altre ...) fin dalle prime volte si scremeranno tutte le situazioni che risultano banali e non fotografabili, o inutili … fino a quando le domande principali saranno e resteranno le sole a confermarci che stiamo cercando di fare un discorso personale … e che non stiamo fotografando compulsivamente ……

E le domande principali stà a voi capirle…

Le prossime domande saranno quelle da farsi al momento dello scatto, pertanto un po più tecniche, le ultime quando andremmo a post-produrre ed a stampare... perchè le foto vanno stampate ... lo sapevate?

:-D

A tutti quelli che fin qui mi hanno letto ... Ciao! alla prossima ...

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